A Meldola arriva “Maya”, lo specchio intelligente che aiuta i pazienti oncologici
09/03/2026
Uno specchio capace di osservare postura, movimenti e parametri biometrici per suggerire attività fisica, indicazioni alimentari e perfino segnalare possibili rischi per la salute. Non si tratta di un dispositivo futuristico immaginato per la medicina del domani, ma di una tecnologia già in fase di sviluppo che sarà testata anche in Italia.
Il progetto si chiama “Maya – Mirrors supporting healthier lives of adolescents and young adults after cancer” ed è una delle sperimentazioni più innovative finanziate dal programma europeo Horizon. Il sistema sarà testato anche all’Irst “Dino Amadori” di Meldola, in provincia di Forlì-Cesena, unico centro clinico italiano tra i cinque selezionati per lo sviluppo del progetto. L’iniziativa coinvolge sedici enti di ricerca provenienti da dieci Paesi e dispone di un finanziamento complessivo di quasi sei milioni di euro.
Accanto all’Irst partecipa anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso l’Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione “Alessandro Faedo”.
Come funziona lo specchio digitale della salute
Maya è progettato come una vera e propria piattaforma di monitoraggio del benessere. Quando una persona si posiziona davanti allo specchio, il sistema analizza postura e movimenti del corpo grazie a sensori e tecnologie di riconoscimento visivo. Queste informazioni vengono integrate con altri parametri biometrici raccolti tramite dispositivi digitali collegati, tra cui una bilancia intelligente, uno smartwatch e un misuratore di pressione.
Tutti i dati raccolti vengono elaborati da un software di intelligenza artificiale che li confronta con linee guida cliniche e con database di casi simili già analizzati in passato. Il risultato è una valutazione complessiva dello stato di salute della persona, elaborata quasi in tempo reale.
Lo specchio è in grado di dialogare direttamente con l’utente, suggerendo indicazioni alimentari, esercizi fisici personalizzati e strategie per gestire lo stress. In presenza di segnali considerati potenzialmente a rischio, il sistema può anche consigliare un approfondimento medico specialistico.
L’obiettivo è quello di trasformare una tecnologia già diffusa nel mercato consumer in uno strumento di supporto clinico capace di affiancare i percorsi di cura e prevenzione.
Il progetto dedicato ai giovani che hanno superato un tumore
La sperimentazione è rivolta a una categoria specifica di pazienti: adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi oncologica.
Negli ultimi anni i progressi della medicina hanno aumentato significativamente le possibilità di sopravvivenza in questa fascia d’età. Oltre l’85% dei pazienti riesce infatti a superare i cinque anni dalla diagnosi. Ogni anno, a livello mondiale, quasi 1,3 milioni di giovani ricevono una diagnosi di tumore; in Italia i casi sono circa undicimila.
Proprio dopo la fase acuta della malattia inizia un periodo delicato, in cui diventano fondamentali prevenzione, controlli periodici e promozione di stili di vita salutari. Maya nasce per accompagnare questa fase, aiutando a monitorare il benessere generale e a individuare precocemente eventuali criticità legate agli effetti tardivi delle terapie oncologiche.
Uno degli obiettivi principali del progetto riguarda la tutela della salute cardiovascolare. I trattamenti oncologici, pur essendo sempre più efficaci, possono infatti aumentare nel tempo la vulnerabilità del cuore e dell’apparato cardiovascolare.
Secondo le stime degli sviluppatori, il sistema potrebbe contribuire a ridurre tra il 30 e il 40% gli eventi cardiaci maggiori, con un conseguente calo dei ricoveri e un miglioramento complessivo della qualità della vita dei pazienti. Il prototipo sarà sviluppato e testato entro il 2028.
Il ruolo dell’Emilia-Romagna nella ricerca europea
La partecipazione dell’Irst “Dino Amadori” rappresenta un riconoscimento importante per il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna.
L’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, ha sottolineato come le nuove tecnologie possano diventare strumenti fondamentali nella medicina preventiva e nella tutela della salute pubblica. Secondo l’assessore, l’intelligenza artificiale può affiancare il lavoro dei professionisti sanitari, contribuendo a rendere l’assistenza sempre più personalizzata.
Anche Pietro Cortesi, responsabile del Servizio di Cardioncologia dell’Irst, ha evidenziato il valore scientifico del progetto. La collaborazione internazionale e l’approccio multidisciplinare potrebbero infatti favorire lo sviluppo di nuove soluzioni digitali per la prevenzione delle complicanze cardiache e per la riabilitazione dei pazienti oncologici.
Per Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Irst, iniziative come Maya dimostrano come la ricerca e la cura possano procedere insieme. La presa in carico del paziente oncologico non termina con la fine delle terapie, ma continua con un percorso di monitoraggio e prevenzione che punta a garantire una qualità della vita duratura.
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