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Alloggi pubblici sfitti: la Regione accelera sulla riqualificazione e sull’affitto a canone calmierato

04/02/2026

Alloggi pubblici sfitti: la Regione accelera sulla riqualificazione e sull’affitto a canone calmierato

Rimettere rapidamente in circolo il patrimonio pubblico oggi inutilizzato e rispondere a una domanda abitativa che cresce soprattutto tra lavoratrici e lavoratori con redditi medio-bassi. È questa la direzione scelta dalla Regione Emilia-Romagna, che avvia il primo passo operativo di un piano da 300 milioni di euro destinato ad azzerare gli alloggi pubblici sfitti perché bisognosi di ristrutturazione. La misura, annunciata dall’assessore regionale alla Casa Giovanni Paglia, mette al centro una strategia pragmatica: orientare le risorse verso i territori dove la pressione abitativa è più intensa e trasformare immobili inattivi in soluzioni abitative stabili, a canoni sostenibili.

Il provvedimento arriva dopo una fase di ricognizione condotta con Comuni e Acer sugli alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale che, una volta riqualificati, possono essere assegnati in locazione calmierata. La Giunta regionale ha ora approvato un bando pubblico che consente di costituire elenchi di cittadine e cittadini interessati, in possesso di requisiti mirati e coerenti con l’obiettivo di intercettare una fascia spesso esclusa sia dall’Erp tradizionale sia dal mercato privato.

Risorse, territori e primi alloggi disponibili

La fase di avvio del piano è finanziata con 30 milioni di euro di fondi Fesr e rende disponibili 1.011 alloggi da ristrutturare e mettere in affitto. La distribuzione territoriale fotografa le aree dove il fabbisogno è più evidente: 157 alloggi a Bologna, 20 a Piacenza, 38 a Parma, 186 a Reggio Emilia, 252 a Ferrara, 8 a Forlì e 23 a Ravenna. Numeri che restituiscono l’idea di un intervento diffuso, pensato per incidere in modo concreto sul tessuto urbano e sul mercato della locazione.

La scelta di partire con una dotazione iniziale significativa consente di attivare rapidamente cantieri e assegnazioni, evitando che il patrimonio pubblico continui a rappresentare un costo senza generare benefici sociali. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre gli alloggi vuoti e offrire risposte a chi lavora, ha un reddito regolare, ma fatica a sostenere i canoni del libero mercato.

Requisiti di accesso e criteri di sostenibilità

Il bando definisce criteri chiari e selettivi. Possono presentare domanda le cittadine e i cittadini con un Isee compreso tra 8.000 e 35.000 euro; la somma dei redditi del nucleo che occuperà l’alloggio non deve essere inferiore a 16.000 euro. È inoltre richiesto che nessun componente del nucleo sia proprietario di altri alloggi sul territorio regionale.

Un elemento centrale è l’indice di solvibilità: il rapporto tra canone di locazione e reddito familiare netto dovrà essere pari o inferiore al 20%, a garanzia di un equilibrio economico sostenibile nel tempo. È previsto anche l’obbligo di trasferire la residenza anagrafica nell’alloggio entro 90 giorni dalla firma del contratto, rafforzando il legame tra assegnazione e reale utilizzo dell’abitazione.

Il canone applicato sarà equiparato al canone concordato, con contratti di durata 6 più 2 anni. Una formula che assicura stabilità alle famiglie e prevedibilità ai Comuni proprietari, evitando soluzioni temporanee o precarie.

Il ruolo dei Comuni e le priorità sociali

L’assegnazione degli alloggi avverrà sulla base di regolamenti comunali predisposti a partire da un regolamento-tipo regionale. Questa impostazione consente di mantenere una cornice omogenea, lasciando però agli enti locali la possibilità di adattare le scelte alle esigenze del territorio. I Comuni potranno destinare una quota delle abitazioni ristrutturate a categorie specifiche: nuclei già presenti nelle graduatorie Erp, famiglie seguite dai servizi sociali in condizioni di emergenza abitativa, persone interessate da provvedimenti di decadenza per superamento dei limiti di reddito, lavoratrici e lavoratori impiegati nei servizi pubblici.

In questo equilibrio tra indirizzo regionale e autonomia locale si gioca la riuscita dell’intervento. L’intento non è creare una nuova graduatoria indistinta, ma costruire uno strumento flessibile, capace di intercettare bisogni reali e di restituire al patrimonio pubblico una funzione sociale piena.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to