ANCI Emilia-Romagna: “Stabilizzare i precari è una scelta strategica per il Paese”
02/03/2026
La rete dei Comuni dell’Emilia-Romagna prende posizione sulla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori precari del Consiglio Nazionale delle Ricerche, riconoscendo nella loro stabilizzazione un passaggio decisivo per la tenuta del sistema scientifico nazionale. ANCI Emilia-Romagna esprime pieno sostegno a chi opera in una delle principali infrastrutture della conoscenza del Paese, presidio di rilevanza europea e snodo essenziale per l’innovazione, che proprio a Bologna ospita una delle Aree della Ricerca più estese d’Italia.
Il CNR, con oltre 12.000 addetti, rappresenta il perno della ricerca pubblica italiana. Le sue attività spaziano dalla scienza dei materiali alle tecnologie digitali, dalle scienze ambientali alla biomedicina, con ricadute dirette sul sistema produttivo e sulle politiche pubbliche. In Emilia-Romagna il contributo dell’ente è particolarmente visibile: supporto alla competitività delle imprese, accompagnamento alla transizione ecologica e digitale, sviluppo di competenze avanzate che alimentano filiere industriali ad alta intensità tecnologica.
Una precarietà strutturale che mette a rischio competenze e investimenti
Il nodo riguarda la condizione di migliaia di ricercatrici e ricercatori con contratti non stabili. A livello nazionale si stimano circa 4.000 lavoratrici e lavoratori in posizione di precarietà, molti dei quali impegnati in progetti finanziati con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in scadenza tra la fine del 2025 e il 2026.
La prospettiva di un’interruzione dei rapporti di lavoro, in assenza di misure di continuità, comporta un rischio concreto: dispersione di competenze altamente qualificate, indebolimento dei gruppi di ricerca, perdita di know-how costruito attraverso investimenti pubblici significativi. Non si tratta soltanto di numeri, ma di professionalità che hanno maturato esperienza in progetti complessi e che rappresentano un capitale umano difficilmente ricostruibile in tempi brevi.
ANCI Emilia-Romagna evidenzia come la questione non possa essere letta unicamente in chiave occupazionale. La stabilizzazione del personale precario del CNR assume una dimensione strategica, poiché incide direttamente sulla qualità della ricerca, sulla capacità di attrarre finanziamenti e sul rapporto tra enti scientifici, università, amministrazioni locali e sistema produttivo.
Le richieste al Governo: risorse e piano pluriennale
L’Associazione dei Comuni dell’Emilia-Romagna sollecita il Governo ad adottare misure urgenti e strutturali. Tra le richieste figurano lo stanziamento di risorse adeguate per la stabilizzazione del personale in possesso dei requisiti, la proroga e il rafforzamento degli strumenti normativi già esistenti e l’avvio di un piano straordinario e pluriennale di reclutamento stabile negli enti pubblici di ricerca.
Un ulteriore punto riguarda la necessità di assicurare continuità finanziaria tra la conclusione dei progetti PNRR e la nuova programmazione, così da evitare soluzioni di continuità che compromettano attività già avviate e partenariati consolidati.
ANCI Emilia-Romagna ribadisce che la ricerca pubblica costituisce un’infrastruttura strategica per lo sviluppo locale e nazionale. Garantire stabilità al lavoro scientifico significa consolidare un ecosistema che incide su sicurezza ambientale, competitività economica e qualità della vita. La scelta, in questo quadro, assume il valore di un investimento sul futuro delle comunità e delle nuove generazioni, chiamate a misurarsi con sfide tecnologiche e ambientali sempre più complesse.