Annalisa Sassi: “Competitività e investimenti, le vere leve per l’Emilia-Romagna”
03/02/2026
Il 2025 si è chiuso lasciando in eredità un quadro economico complesso, segnato da incertezze globali e da una ripresa che fatica a consolidarsi. A tracciarne i contorni è Annalisa Sassi, che invita a leggere i dati senza semplificazioni, distinguendo tra settori, dimensioni d’impresa e mercati di riferimento. Ne emerge un sistema produttivo che continua a dimostrare solidità strutturale, ma che risente più di altri delle tensioni internazionali e delle trasformazioni in atto negli scambi globali.
Un’economia a velocità diverse
Il rallentamento non ha colpito in modo uniforme. Accanto a grandi aziende capaci di mantenere buoni livelli di performance, molte piccole e medie imprese stanno attraversando una fase delicata. Tessile-abbigliamento, automotive e subfornitura meccanica mostrano segnali di sofferenza, mentre comparti come farmaceutica, alimentare e packaging registrano dinamiche più favorevoli. Questa eterogeneità riflette la struttura stessa dell’Emilia-Romagna, fortemente specializzata e integrata nei mercati internazionali, dove l’export ha rappresentato per anni uno dei principali motori di crescita.
Proprio questa apertura, oggi, espone maggiormente il territorio agli effetti delle crisi geopolitiche e all’instabilità delle relazioni commerciali. La transizione da un contesto di globalizzazione fluida a uno scenario frammentato, condizionato da dazi e nuove regole, sta ridisegnando le catene del valore e imponendo scelte strategiche più caute alle imprese.
Prospettive 2026 ed export sotto pressione
Le previsioni per il 2026 offrono segnali moderatamente positivi. Il Pil reale dell’Emilia-Romagna è atteso crescere intorno allo 0,9%, un dato che la collocherebbe in testa tra le regioni italiane, davanti a Lombardia e Piemonte. Per il 2025, le stime di Prometeia indicavano un aumento del Pil regionale pari allo 0,6%, leggermente superiore alla media nazionale.
Sul fronte dell’export, però, la spinta si è attenuata. Nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni regionali sono cresciute dello 0,5%, a fronte di un incremento nazionale ben più sostenuto. Germania e Stati Uniti, principali mercati di destinazione, hanno mostrato segnali di debolezza: la crisi dell’automotive tedesco e il calo delle esportazioni verso gli USA hanno inciso in modo significativo su chimica, metallurgia e meccanica. Nonostante ciò, l’Emilia-Romagna resta la prima regione per rapporto export/Pil e per valore pro capite delle esportazioni, confermando una vocazione internazionale difficilmente replicabile.
In questo contesto, la diversificazione dei mercati diventa una priorità strategica. Crescono le attese per l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, che potrebbe aprire nuove opportunità soprattutto per le Pmi, riducendo dazi e barriere tecniche. L’auspicio è che il via libera definitivo arrivi in tempi rapidi, offrendo certezze a un sistema produttivo che deve pianificare investimenti di lungo periodo.
Politiche regionali, investimenti e nodo abitativo
La richiesta rivolta alla Regione è chiara: porre la competitività al centro di ogni scelta di politica economica. Le imprese, sottolinea Sassi, hanno capacità e volontà di investire, ma devono poterlo fare in un contesto favorevole. Ogni risorsa destinata allo sviluppo industriale genera effetti moltiplicatori sull’occupazione e sull’intera economia regionale. Rinviare gli interventi, in attesa che le tensioni internazionali si attenuino, comporta rischi concreti.
A questo si lega il tema della casa, spesso considerato marginale ma in realtà decisivo per l’attrattività dei territori. La carenza di investimenti in edilizia sociale incide sulla possibilità per le imprese di attrarre e trattenere lavoratori qualificati. La questione abitativa va affrontata come parte integrante di una strategia di sviluppo, coinvolgendo anche il settore delle costruzioni e gli intermediari finanziari, con un ruolo attivo di Regione e Comuni nella rimozione degli ostacoli urbanistici e amministrativi.
Il messaggio finale è netto: competitività, investimenti e coesione sociale non sono capitoli separati, ma elementi di un’unica visione di crescita. Senza un approccio integrato, il rischio è che un sistema produttivo storicamente dinamico perda terreno proprio nel momento in cui il contesto globale richiede maggiore capacità di adattamento.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to