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Antenne e 5G a Reggio Emilia: pubblicato il Programma 2026, 45 giorni per le osservazioni

19/01/2026

Antenne e 5G a Reggio Emilia: pubblicato il Programma 2026, 45 giorni per le osservazioni

Il Comune di Reggio Emilia ha messo online il Programma annuale 2026 delle installazioni fisse per la telefonia mobile, il documento che fotografa le richieste dei gestori e, soprattutto, incanala le nuove installazioni dentro aree di ricerca definite, evitando che il tema “antenne” esploda solo quando un cantiere è già alle porte. È una scelta di metodo prima ancora che di merito: informazione preventiva, tracciabilità delle decisioni, un percorso che consenta a cittadini e associazioni di intervenire con osservazioni circostanziate.

La cornice è quella tracciata dal Regolamento comunale per l’installazione e l’esercizio degli impianti di telecomunicazione, adottato nel 2023. L’obiettivo dichiarato combina tre piani che raramente convivono senza attrito: garantire copertura e qualità del servizio, ridurre l’esposizione all’inquinamento elettromagnetico nei limiti della normativa vigente, contenere l’impatto visivo sul paesaggio urbano.

Regole locali: meno improvvisazione, più vincoli tecnici

Il Regolamento, pur muovendosi dentro limiti precisi (la normativa non consente di imporre distanze minime dai fabbricati a livello comunale), introduce criteri che incidono sul “come” si installa. Uno in particolare: privilegiare supporti già esistenti, così da evitare la proliferazione di nuove strutture. E c’è un divieto esplicito che orienta molte scelte progettuali: niente nuove installazioni su traliccio come tipologia di supporto.

Un altro passaggio chiave riguarda la procedura. I gestori sono tenuti a presentare in anticipo il proprio programma annuale: non è un dettaglio burocratico, perché consente al Comune di avviare valutazioni, confronti e mediazioni prima che una richiesta si trasformi in un sito puntuale, con un indirizzo e un impatto percepibile.

Cosa cambia nel Programma 2026: quattro gestori, otto nuove aree

Per il 2026 hanno presentato richieste quattro operatori: Iliad, Tim, Vodafone e WindTre. In gran parte si tratta di aree già comparse nel programma 2025; la novità, stavolta, è anche nella rappresentazione: le mappe distinguono in modo più leggibile le aree domandate da più gestori, anche quando si sovrappongono, riducendo ambiguità e fraintendimenti.

Le nuove aree di indagine richieste sono otto. Un numero contenuto che, nella lettura dell’amministrazione, suggerisce un progressivo “riempimento” delle esigenze già emerse: meno nuove zone da esplorare, più lavoro di affinamento su ciò che è già stato perimetrato. Dentro ogni area di ricerca, poi, i gestori potranno presentare un’istanza di autorizzazione per un sito puntuale scegliendo una collocazione entro un raggio di 150 metri: è qui che la discussione diventa concreta, perché cambia la percezione dell’impatto, cambiano le visuali, cambiano i rapporti con edifici e spazi pubblici.

Nel corso del 2025 le istanze per nuovi insediamenti sono state 11, con procedimenti per lo più ancora in corso. Il dato, accostato al numero complessivo di aree di ricerca presentate lo scorso anno, indica uno scarto che spesso sfugge nel dibattito pubblico: molte aree rimangono “potenziali” e non si traducono automaticamente in cantieri.

Trasparenza e confronto: 45 giorni per presentare osservazioni

Il Programma 2026 è pubblicato sul sito istituzionale e sarà esposto anche all’Albo pretorio online per 45 giorni, finestra entro cui i cittadini – singolarmente o in forma associata – potranno inviare osservazioni. È una fase che non andrebbe sprecata con commenti generici: la partita si gioca su rilievi puntuali, alternative tecniche, richieste di chiarimento sulla localizzazione, sull’impatto visivo, sulle soluzioni di mitigazione.

Dopo la raccolta delle osservazioni, entreranno in gioco i pareri di Arpae e Ausl sugli aspetti ambientali e sanitari, insieme alle valutazioni degli uffici coinvolti. Solo a valle di controdeduzioni e approfondimenti il Programma approderà in Commissione consiliare; il passaggio finale sarà l’approvazione in Giunta, che lo renderà allegato ufficiale al Regolamento fino all’anno successivo. Nel mezzo, secondo l’assessore Roberto Neulichedl, c’è anche un lavoro di interlocuzione con le Consulte, pensato per evitare che la pianificazione resti una pratica chiusa negli uffici e per cercare, dove possibile, soluzioni meno impattanti a parità di copertura.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to