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Bologna, rapina tra minorenni con machete: due ragazzi collocati in comunità

05/04/2026

Bologna, rapina tra minorenni con machete: due ragazzi collocati in comunità

Un episodio di violenza che coinvolge giovanissimi, maturato in strada e aggravato dall’uso di un’arma bianca, ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di due minorenni. Il 26 marzo 2026 la Squadra Mobile della Questura di Bologna ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare con collocamento in comunità, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i Minorenni su richiesta della Procura della Repubblica minorile.

Il provvedimento riguarda un ragazzo di 15 anni di origini ucraine e un 16enne italiano, entrambi gravemente indiziati di aver preso parte a una rapina ai danni di un coetaneo. La vicenda, per le modalità descritte dagli investigatori, restituisce un quadro particolarmente preoccupante, sia per la giovane età dei coinvolti sia per il livello di aggressività emerso durante l’azione contestata.

L’aggressione in piazza e la minaccia con il machete

I fatti risalgono al 15 febbraio scorso, quando gli agenti sono intervenuti in piazza Giovanni da Verrazzano dopo la richiesta di aiuto della vittima. Secondo quanto ricostruito, il giovane sarebbe stato accerchiato da tre coetanei. Il gruppo, dopo averlo spinto e avergli fatto cadere gli occhiali, lo avrebbe colpito con due pugni al volto per impossessarsi del portafoglio e di una sigaretta elettronica.

L’episodio avrebbe assunto contorni ancora più gravi subito dopo la sottrazione. Stando a quanto riferito, uno dei ragazzi avrebbe infatti estratto un machete, puntandolo alla gola della vittima e accompagnando il gesto con minacce pronunciate in tono beffardo. Un dettaglio che pesa in modo rilevante nella ricostruzione investigativa e che ha contribuito a delineare il profilo di un’aggressione particolarmente intimidatoria.

L’indagine della Procura minorile e i gravi indizi raccolti

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di due dei presunti responsabili. In particolare, sotto la lente degli inquirenti sono finiti il soggetto che avrebbe brandito l’arma bianca e quello che avrebbe materialmente prelevato il denaro contenuto nel portafoglio sottratto al ragazzo aggredito.

La misura del collocamento in comunità rappresenta, in questo contesto, una risposta cautelare adottata durante la fase delle indagini preliminari, in attesa degli ulteriori sviluppi del procedimento. Si tratta di un passaggio che conferma la delicatezza della vicenda e la valutazione, da parte dell’autorità giudiziaria minorile, della gravità del quadro indiziario raccolto fino a questo momento.

La cautela giudiziaria e il principio di presunzione di innocenza

Resta fermo che il procedimento si trova ancora nella fase preliminare e che, per i due indagati, vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. È un elemento essenziale, soprattutto in casi che coinvolgono minori, nei quali l’esigenza di tutela delle persone offese deve convivere con il rispetto rigoroso delle garanzie previste dall’ordinamento.

La vicenda, al di là del percorso processuale che seguirà, riporta all’attenzione il tema della violenza giovanile e della disponibilità di armi improprie in contesti urbani frequentati da adolescenti. Un aspetto che interroga non soltanto il sistema della sicurezza e della giustizia minorile, ma anche il tessuto educativo e sociale chiamato a intercettare segnali di disagio prima che degenerino in fatti di questa gravità.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to