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Carenza di competenze nell’artigianato: l’allarme lanciato da CNA sul futuro dei mestieri

04/02/2026

Carenza di competenze nell’artigianato: l’allarme lanciato da CNA sul futuro dei mestieri

Reperire figure professionali qualificate è diventato uno dei nodi più critici per il sistema produttivo italiano, in particolare per il comparto dell’artigianato. Un problema strutturale, non episodico, che incide sulla capacità delle imprese di crescere, innovare e garantire continuità a saperi che rappresentano una parte essenziale dell’identità economica del Paese. A riportare l’attenzione su questo tema è stato Maurizio De Carli, responsabile del dipartimento Relazioni sindacali di CNA, intervenuto nel corso della trasmissione Vediamoci Chiaro su Tv2000.

Nel suo intervento, De Carli ha delineato un quadro che da anni preoccupa le associazioni di categoria, sottolineando come la difficoltà nel reperire personale qualificato non sia più un’eccezione, ma una condizione diffusa che coinvolge numerosi settori dell’artigianato.

Il divario tra competenze richieste e mercato del lavoro

Secondo l’analisi di CNA, il primo fattore critico è rappresentato dal crescente scollamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle effettivamente disponibili sul mercato del lavoro. Le aziende artigiane cercano profili sempre più specializzati, in grado di coniugare abilità manuali, conoscenze tecniche e capacità di adattarsi a processi produttivi in evoluzione. Tuttavia, il sistema formativo e l’orientamento professionale faticano a intercettare queste esigenze, producendo un mismatch che penalizza sia le imprese sia i lavoratori.

Questo divario non riguarda soltanto le nuove tecnologie, ma investe anche mestieri tradizionali che richiedono anni di esperienza e trasmissione diretta delle competenze. La mancanza di percorsi strutturati di apprendimento sul campo rende sempre più difficile colmare questo vuoto.

Invecchiamento e ricambio generazionale mancato

Un secondo elemento, evidenziato da De Carli, è l’invecchiamento del mercato del lavoro artigiano. Molti titolari e lavoratori qualificati si avvicinano all’età pensionabile senza che vi sia un adeguato ricambio generazionale. Il passaggio di competenze, che storicamente avveniva attraverso l’apprendistato e il lavoro in bottega, oggi si interrompe con maggiore frequenza, lasciando le imprese prive di continuità.

A questo si aggiunge un dato particolarmente delicato: il calo di interesse dei giovani verso i mestieri artigiani. Una tendenza che CNA osserva con preoccupazione, perché rischia di compromettere la sopravvivenza di attività che costituiscono il cuore del Made in Italy, apprezzato e riconosciuto a livello internazionale.

Il rischio per il Made in Italy e le prospettive future

La difficoltà nel reperire personale qualificato non è soltanto un problema occupazionale, ma una questione strategica per l’intero sistema produttivo. Senza nuove generazioni formate e motivate, molte imprese rischiano di non riuscire a trasmettere competenze, qualità e cultura del lavoro che rendono unici i prodotti artigiani italiani.

Per CNA, la sfida passa da un ripensamento profondo delle politiche di formazione, orientamento e valorizzazione del lavoro manuale qualificato. Rendere attrattivi questi mestieri significa restituire loro dignità sociale, prospettive di carriera e riconoscimento economico, creando un ponte concreto tra scuola, impresa e territorio.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to