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Ceramica, Emilia-Romagna e Valencia chiedono all’Ue di sospendere l’Ets

27/03/2026

Ceramica, Emilia-Romagna e Valencia chiedono all’Ue di sospendere l’Ets

Una sospensione immediata del sistema Ets per il comparto ceramico, come misura temporanea in attesa della riforma annunciata dall’Unione europea. È la richiesta avanzata con un documento congiunto dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Generalitat Valenciana, che tornano a muoversi insieme sul terreno della politica industriale europea per difendere un settore considerato strategico sotto il profilo produttivo, occupazionale e dell’innovazione.

Il testo è stato firmato a Bruxelles durante l’evento al Parlamento europeo “The future of European ceramics”, primo appuntamento della missione istituzionale di due giorni guidata dal vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla. A sottoscrivere il documento, insieme a lui, è stata Marián Cano Garcia, assessora della Generalitat Valenciana con deleghe a Industria, Turismo, Innovazione e Commercio. L’iniziativa dà continuità all’alleanza istituzionale siglata tra i due territori lo scorso gennaio, costruita per chiedere una transizione ambientale sostenibile anche sul piano economico e sociale.

La richiesta all’Europa: fermare l’Ets in attesa di una riforma

Nel documento, intitolato “For the future of European ceramics: Reforming EU policies and strengthening industrial research”, le due Regioni formulano una richiesta netta: sospendere il sistema europeo di scambio delle quote di emissione per il settore ceramico. La posizione nasce dalla constatazione che, allo stato attuale, mancano ancora su scala industriale fonti energetiche a basse emissioni realmente accessibili e tecnologie alternative mature in grado di accompagnare il comparto senza comprometterne la tenuta.

Secondo Emilia-Romagna e Comunità Valenciana, l’attuale applicazione dell’Ets sta producendo effetti pesanti sulla competitività delle imprese, in una fase già segnata da costi energetici elevati e da una concorrenza internazionale che non opera con gli stessi standard ambientali e sociali imposti in Europa. Nel testo si sottolinea che la progressiva riduzione delle quote gratuite non starebbe generando una significativa diminuzione delle emissioni, mentre finirebbe per sottrarre risorse agli investimenti industriali e alimentare dinamiche speculative sul mercato delle quote di CO₂.

Un settore strategico che vale l’80% della produzione europea

I due distretti ceramici rappresentati dal documento hanno un peso decisivo nel panorama continentale. Emilia-Romagna e Comunità Valenciana concentrano infatti circa l’80% della produzione europea di piastrelle, esprimendo un sistema industriale che unisce qualità manifatturiera, capacità di innovazione e impegno sul fronte della sostenibilità. Non si tratta soltanto di un comparto simbolico, ma di una filiera che regge una quota rilevante dell’economia locale e che garantisce, complessivamente, 38mila posti di lavoro diretti e almeno 120mila nell’indotto, tra meccanica, colorifici, manutenzioni e forniture.

Alla firma del documento erano presenti anche i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle Confindustrie Ceramica dei due territori, insieme ai sindaci dei Comuni dei principali distretti ceramici italiani e spagnoli e a membri della Commissione europea appartenenti alle Direzioni generali Clima, Grow e Rtd. La presenza congiunta di istituzioni, imprese e rappresentanti territoriali rafforza il peso politico dell’iniziativa e segnala una preoccupazione condivisa per la fase che il comparto sta attraversando.

Le proposte: stop ai benchmark, Cbam più forte e ricerca dedicata

In attesa di una revisione complessiva delle politiche climatiche europee, il documento propone una procedura d’emergenza fondata su alcune misure precise. La prima riguarda il congelamento delle attuali assegnazioni gratuite e la sospensione della revisione dei benchmark per il periodo 2026-2030, in particolare per quanto riguarda il combustibile, così da dare maggiore stabilità finanziaria alle imprese e limitare gli effetti della speculazione. La seconda punta all’applicazione di un Cbam integrato, con strumenti di riequilibrio dei costi della CO₂ utili a proteggere i produttori europei sia sul mercato interno sia nei confronti della concorrenza extra-Ue.

Le due Regioni chiedono inoltre una semplificazione per le piccole e medie imprese, proponendo di portare a 50mila tonnellate annue di CO₂ la soglia di accesso alle misure nazionali equivalenti, in un comparto che pesa soltanto per lo 0,9% delle emissioni regolate.

Accanto alle misure immediate, emerge poi la richiesta di un piano europeo specifico per la ricerca sul sistema ceramico, con investimenti rivolti alla decarbonizzazione, alla cattura della CO₂, alla reingegnerizzazione delle macchine termiche e allo sviluppo di nuove materie prime capaci di ridurre dipendenze strategiche e impatti sanitari.

Il messaggio politico che arriva da Bruxelles è chiaro: la transizione ecologica viene considerata un obiettivo condiviso, ma non può essere perseguita ignorando la fattibilità tecnologica e il rischio di indebolire settori industriali che rappresentano un presidio produttivo e occupazionale essenziale per molti territori europei.

La missione emiliano-romagnola nella capitale belga proseguirà con appuntamenti dedicati all’intelligenza artificiale, ma l’apertura affidata al dossier ceramico indica con nettezza una priorità: difendere il manifatturiero europeo senza rinunciare all’innovazione, ma evitando che il costo della transizione ricada in modo sproporzionato sulle imprese che già stanno investendo per cambiare.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.