Crossroads 2026, cinque mesi di jazz tra città e territori dell’Emilia-Romagna
26/02/2026
Dal 3 marzo al 31 luglio, l’Emilia-Romagna torna a trasformarsi in una geografia sonora diffusa. Crossroads 2026 attraversa oltre venti comuni – da Bologna a Ravenna, da Ferrara a Modena, fino a Correggio e Forlì – con una formula che negli anni ha costruito un’identità precisa: portare il jazz dove il pubblico vive, abitando teatri storici, club, rocche medievali, cortili e arene all’aperto.
La ventisettesima edizione propone circa settanta concerti e coinvolge più di cinquecento musicisti italiani e internazionali. Numeri che non raccontano soltanto un cartellone ampio, ma una visione culturale coerente, sostenuta da Jazz Network ETS insieme all’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, con il contributo del Ministero della Cultura e il patrocinio di ANCI Emilia-Romagna. Un’alleanza istituzionale che negli anni ha permesso al festival di consolidare la propria dimensione territoriale senza rinunciare all’ambizione artistica.
L’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni, definisce Crossroads “un appuntamento imperdibile”, capace di coniugare grandi nomi e talenti emergenti, con una presenza particolarmente ricca di musiciste. Parole che fotografano un programma costruito per dialogare con pubblici diversi, mantenendo alta la qualità delle proposte.
Dai grandi maestri alle nuove rotte del jazz globale
Tra gli eventi simbolo dell’edizione spicca il ritorno di Pat Metheny, atteso il 3 luglio alla Rocca Brancaleone di Ravenna nell’ambito di Ravenna Jazz, rassegna che confluisce anche quest’anno nel cartellone di Crossroads. La presenza del chitarrista statunitense, figura centrale nella storia del jazz contemporaneo, assume un valore che va oltre il singolo concerto: è un richiamo alla dimensione internazionale del festival e alla sua capacità di intercettare artisti che hanno segnato più generazioni.
Accanto a Metheny, la scena afroamericana e globale è rappresentata da nomi come Lakecia Benjamin, Isaiah Collier e Makaya McCraven, interpreti di un jazz che assorbe hip hop, soul e sperimentazione ritmica, così come dalla voce intensa di China Moses e dal dialogo tra Rachel Z e Omar Hakim. Il pianista brasiliano Amaro Freitas porta in dote una scrittura che intreccia tradizione nordestina e improvvisazione moderna, mentre il Grupo Compay Segundo restituisce l’energia della musica cubana in una chiave festosa e popolare.
Di forte impatto anche gli incroci progettuali: l’incontro tra Hamid Drake, Pasquale Mirra e Aly Keita mette in relazione percussioni, vibrafono e balafon in un intreccio che attraversa Africa e America, con un linguaggio ritmico di grande potenza evocativa.
Il cuore italiano e le produzioni originali
Una sezione centrale è dedicata al jazz italiano, con Enrico Rava protagonista di due serate a Correggio insieme a Danilo Rea, Roberto Gatto, Antonio Faraò, Daniele Sepe, Ferruccio Spinetti e Giovanni Ceccarelli. Un panorama che alterna riletture del repertorio e nuove esplorazioni, confermando la vitalità della scena nazionale.
Ampio spazio alle voci: Raphael Gualazzi, Simona Molinari, Peppe Servillo, John De Leo, Joe Barbieri e Karima, quest’ultima in residenza con Fabrizio Bosso, Petra Magoni e Mauro Ottolini. Una scelta che sottolinea il dialogo continuo tra jazz, canzone d’autore e scrittura contemporanea, senza steccati di genere.
Il programma comprende inoltre produzioni originali e omaggi mirati: il tributo a Nat King Cole con l’Italian Jazz Orchestra diretta da Fabio Petretti, con Flavio Boltro e Walter Ricci; l’omaggio ad Astor Piazzolla con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e Daniele di Bonaventura; il progetto Love Songs con Simona Molinari e l’Italian Jazz Orchestra. A questi si affiancano incontri con gli autori, workshop, momenti formativi e contest per giovani band come l’On Time Contest, a testimonianza di un investimento concreto sulle nuove generazioni.
Cinque mesi di programmazione, una rete capillare di luoghi e un equilibrio misurato tra memoria e sperimentazione: Crossroads 2026 rafforza il profilo dell’Emilia-Romagna come territorio di riferimento per il jazz contemporaneo in Europa, dove la musica diventa occasione di incontro, ricerca e comunità.