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Dipendenze che cambiano volto: in Emilia-Romagna nuove sfide per la salute pubblica

30/01/2026

Dipendenze che cambiano volto: in Emilia-Romagna nuove sfide per la salute pubblica

Non è più soltanto una questione di sostanze. Accanto a droghe e alcol, il panorama delle dipendenze include oggi il gioco d’azzardo, il gaming e l’uso problematico del digitale. Un campo articolato, in parte ancora da decifrare, che coinvolge adulti e giovani con intensità diverse e che interroga in modo diretto i servizi sanitari e sociali. In Regione Emilia-Romagna sono quasi 27mila le persone che ogni anno si rivolgono ai servizi pubblici per le dipendenze patologiche, un dato che restituisce la dimensione del fenomeno e la sua rilevanza collettiva.

Di questi temi si è discusso a Bologna, nel corso della Conferenza regionale sulle dipendenze, ospitata nella sede della Regione. Un appuntamento che ha riunito l’intera comunità sociosanitaria, pensato come passaggio strategico verso la definizione del nuovo Piano regionale delle Dipendenze, atteso nei prossimi mesi. Ad aprire i lavori sono stati l’assessore alle Politiche per la Salute Massimo Fabi e l’assessora al Welfare Isabella Conti, sottolineando la necessità di un approccio integrato e aggiornato.

Numeri, tendenze e trasformazioni dei bisogni

La “carta d’identità” delle persone seguite dai servizi sta cambiando in modo netto. Nel 2024 gli assistiti presi in carico dai SerDP sono stati 26.396. Oltre la metà, il 56%, per dipendenze da droghe, con un aumento marcato dei consumi di cocaina e crack e una riduzione dei casi legati a eroina e cannabinoidi. Rilevante anche il peso dell’alcol, che riguarda 9.516 persone, pari al 36% del totale. Più contenute, ma tutt’altro che trascurabili, le quote relative al gioco d’azzardo e al tabacco.

La novità più significativa riguarda però il cosiddetto gaming disorder, espressione che rimanda a una dipendenza legata al digitale e all’online. Un ambito ancora giovane sul piano delle definizioni cliniche e della letteratura scientifica, ma già ben visibile nei servizi. Aumenta il numero delle famiglie che si rivolgono ai centri di salute mentale, spesso con percorsi frammentati e diagnosi complesse, segno di una domanda che chiede risposte nuove e coordinate.

Prevenzione, presa in carico e nuove strategie

La Regione intende intervenire su più livelli. Tra le priorità indicate, la sperimentazione di percorsi innovativi per intercettare precocemente il disagio, soprattutto nei contesti educativi e nelle cure primarie, e il rafforzamento del ruolo dei Servizi per le Dipendenze come snodo di regia clinica e organizzativa. Centrale anche l’integrazione tra sanità, scuola e famiglie, per evitare che le fragilità restino invisibili fino a quando diventano emergenze.

Nelle dichiarazioni che hanno accompagnato la Conferenza, Fabi ha richiamato la scelta politica di investire sui fondi per l’assistenza e la non autosufficienza, evidenziando come il disagio sociale colpisca in modo particolare le generazioni più giovani, segnate da isolamento e incertezza. Conti ha insistito sulla necessità di leggere le dipendenze digitali come espressione di cambiamenti profondi della società, senza perdere di vista il valore delle relazioni e del benessere emotivo.

La costruzione del nuovo Piano regionale si muove dunque in questa direzione: riconoscere la complessità dei fenomeni, aggiornare strumenti e linguaggi, mettere in rete competenze diverse, con l’obiettivo di offrire risposte credibili e sostenibili a un bisogno che continua a evolvere.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to