Emilia-Romagna: 2,6 milioni per il welfare di comunità nel bando 2026/2027
22/01/2026
La Regione Emilia-Romagna mette in campo un nuovo bando dedicato ai progetti di rilevanza locale che puntano a rafforzare il welfare di comunità e le reti territoriali. La dotazione complessiva è pari a 2.685.212 euro, con una quota massima attribuibile alle fondazioni che arriva a 1.736.303,50 euro. L’impianto resta in continuità con le edizioni precedenti, ma con un’attenzione più esplicita alla capacità dei progetti di generare collaborazione stabile tra enti e risposte misurabili ai bisogni sociali, soprattutto dove fragilità e isolamento si sommano.
La cornice di riferimento richiama gli obiettivi dell’Agenda 2030: l’idea è sostenere interventi che non si limitino all’erogazione di servizi, ma che costruiscano relazioni, fiducia e partecipazione, cioè quella parte “invisibile” che spesso decide se un territorio regge l’urto dei cambiamenti o si sfilaccia.
Chi può partecipare e quali partnership sono richieste
Il bando si rivolge a organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni del Terzo settore iscritte al Runts, oltre alle fondazioni Onlus presenti nell’anagrafe dedicata alla data di approvazione dell’avviso, con sede legale in Emilia-Romagna. La principale apertura di questa edizione riguarda anche realtà con sede legale fuori regione, a patto che adottino un modello organizzativo decentrato con un unico codice fiscale e sedi operative stabili in Emilia-Romagna: una formula pensata per includere strutture articolate che lavorano già sul territorio, evitando però candidature “di carta” prive di radicamento.
Un punto non secondario è l’obbligo di progettazione in partnership: i progetti devono essere costruiti e realizzati da reti interassociative composte da un minimo di tre enti tra ODV, APS e fondazioni del Terzo settore. È una scelta che sposta l’asse dalla singola organizzazione alla capacità di fare alleanza: governance condivisa, competenze complementari, maggiore continuità operativa. In pratica, chi presenta domanda deve dimostrare di saper lavorare insieme prima ancora di dichiararlo.
Le aree di intervento, le risorse per distretto e le scadenze operative
Le aree tematiche sono nove e toccano nodi molto concreti: contrasto alle solitudini involontarie (con un’attenzione particolare agli anziani), inclusione sociale delle persone con disabilità e non autosufficienti, sostegno scolastico extrascolastico, contrasto al cambiamento climatico ed economia circolare, rafforzamento dei legami sociali in aree urbane ed extraurbane fragili, cittadinanza attiva, welfare generativo di comunità, contrasto a marginalità ed esclusione, promozione di attività rivolte ai giovani. La lista descrive una mappa delle priorità regionali: meno interventi “a pioggia”, più iniziative capaci di tenere insieme prevenzione, prossimità e accompagnamento.
Il bando definisce anche la ripartizione territoriale delle risorse, calibrata per distretto in base ai residenti, con assegnazioni che coprono tutte le province: da Piacenza a Rimini, passando per Bologna (che dispone del budget più alto) e gli altri ambiti distrettuali. Questo impianto, oltre a rendere più leggibile la distribuzione, spinge gli enti a ragionare in modo aderente ai bisogni locali e alle caratteristiche demografiche dei singoli territori.
Sul piano pratico, la finestra per presentare domanda è stretta e va pianificata con attenzione: invio esclusivamente telematico a partire dalle ore 9 del 19 febbraio 2026 ed entro le ore 13 del 13 marzo 2026, tramite il link che verrà pubblicato sulla pagina regionale dedicata. Ogni progetto può ottenere un contributo massimo di 25.000 euro; non sono ammessi progetti con costo totale inferiore a 12.000 euro. La durata minima richiesta è di sei mesi: l’avvio può partire dal 1° maggio 2026 e la conclusione deve avvenire entro il 31 dicembre 2027. Tradotto: serve una progettazione realistica, con cronoprogramma credibile, obiettivi verificabili e una rete che regga anche nella fase esecutiva, quando le buone intenzioni devono diventare attività, presidi e risultati.
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