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Emilia-Romagna, screening uditivo neonatale: diagnosi precoce e inclusione come sistema

25/02/2026

Emilia-Romagna, screening uditivo neonatale: diagnosi precoce e inclusione come sistema

Riconoscere l’ipoacusia nei primissimi giorni di vita cambia il percorso di una bambina o di un bambino in modo radicale: consente di intervenire quando il cervello è più pronto ad apprendere, riduce il peso della disabilità e mette nelle condizioni di sviluppare linguaggio, relazione e autonomia senza ritardi che, col tempo, diventano più difficili da colmare.

Per questo lo screening uditivo neonatale non è un atto tecnico “di routine”, ma una scelta di sanità pubblica che misura la qualità di un sistema nella sua capacità di arrivare presto e bene dove serve.

L’Emilia-Romagna ha costruito questo modello con anticipo: nel 2012 ha esteso lo screening a tutti i nuovi nati, anticipando di cinque anni la cornice nazionale che arriverà nel 2017. E nel novembre 2025, insieme alle associazioni di pazienti, ha aggiornato le Linee di indirizzo regionali per rendere più puntuale la presa in carico nei casi di risposta dubbia e per rafforzare i percorsi che riducono le ricadute psicologiche, scolastiche e sociali. Il tema è stato rilanciato anche in un convegno promosso dalla Regione con l’Ausl Irccs di Reggio Emilia, con gli interventi istituzionali degli assessori competenti.

Linee di indirizzo 2025: più precisione nei passaggi chiave, meno rischi di ritardo

Le nuove indicazioni aggiornano e superano l’impianto del 2011, allineandolo alle conoscenze medico-scientifiche più recenti, alle raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e all’esperienza maturata sul campo. La revisione interviene su punti concreti: vengono ritoccati fattori di rischio audiologici e tempi di sorveglianza, si ribadisce la centralità della formazione del personale e si prevede un opuscolo informativo condiviso per tutti i punti nascita, così da evitare disparità tra strutture.

Sul versante riabilitativo il messaggio è netto: la tempestività non è negoziabile. Si conferma l’esigenza di garantire rapidamente i servizi utili allo sviluppo comunicativo e linguistico e si mantiene il criterio di priorità per le bambine e i bambini con sordità nelle liste d’attesa logopediche. Inoltre viene definito con maggiore chiarezza il percorso di presa in carico, distinguendo tipologie di trattamento diretto e indiretto e calibrandole sulla specifica forma di ipoacusia; il modello di rete, infine, viene indicato come architrave organizzativa per prevenire fragilità scolastiche e sociali.

Dalla cura all’accessibilità: una politica che include anche l’età adulta

Il lavoro regionale non si ferma alla neonatologia. L’Emilia-Romagna ha investito anche sull’inclusione: la legge regionale 9/2019 per le persone sorde, sordocieche e con disabilità uditiva ha consolidato diritti legati a comunicazione, informazione e partecipazione, sostenendo servizi come interpretariato, sottotitolazione e mediazione alla comunicazione, oltre ad azioni di accessibilità negli spazi pubblici e nei servizi.

In parallelo, il sistema sanitario garantisce protesi acustiche e ausili tecnologici, mentre le politiche sociali e per la disabilità supportano vita indipendente, inclusione scolastica e lavorativa, e famiglie.

C’è anche un cambio di scala che merita attenzione: oltre ai casi pediatrici, cresce l’area delle difficoltà uditive medio-gravi negli adulti, alimentata dall’invecchiamento e dall’inquinamento acustico ambientale e lavorativo. Le stime citate parlano di una fascia tra il 6 e l’8% della popolazione. È una pressione che chiede risposte integrate: sanità, scuola, lavoro, cultura, servizi sociali, con una regia capace di trasformare l’assistenza in opportunità reale.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.