Energie rinnovabili, nuove aree idonee in Emilia-Romagna: via libera al progetto di legge regionale
13/03/2026
La Regione Emilia-Romagna compie un nuovo passo nel percorso verso la transizione energetica individuando ulteriori spazi dove potranno essere installati impianti alimentati da fonti rinnovabili. La Giunta regionale ha approvato il progetto di legge dedicato alla localizzazione degli impianti energetici nel territorio regionale, un provvedimento che definisce con maggiore precisione le cosiddette “aree idonee” destinate allo sviluppo delle energie pulite.
Il testo introduce una cornice normativa regionale che integra quanto già stabilito dalla legislazione nazionale. L’obiettivo è rendere più chiari i criteri per l’installazione degli impianti, accompagnando la crescita della produzione energetica rinnovabile senza compromettere la tutela del territorio e delle aree di maggiore valore ambientale o agricolo.
Tra i nuovi spazi individuati figurano siti oggetto di bonifica, interporti, cave ripristinate e alcune aree produttive urbanizzate, contesti nei quali l’installazione di impianti energetici può avvenire con un impatto territoriale contenuto.
Un nuovo quadro regionale per la transizione energetica
Il progetto di legge rappresenta la ripresa di un percorso normativo avviato nei mesi scorsi e temporaneamente sospeso dopo alcune sentenze del Tribunale amministrativo regionale che avevano modificato parti della normativa nazionale di riferimento.
La vicepresidente della Regione Irene Priolo ha spiegato che il nuovo testo recepisce diversi elementi già presenti nella precedente proposta regionale e si inserisce ora in un quadro giuridico aggiornato. La documentazione sarà trasmessa all’Assemblea legislativa regionale, dove il provvedimento proseguirà il proprio iter con l’obiettivo di arrivare all’approvazione entro la fine di aprile.
Il periodo che precede il voto definitivo sarà utilizzato anche per raccogliere osservazioni e contributi da parte di enti locali, imprese e consiglieri regionali, in modo da perfezionare ulteriormente il testo normativo.
Uno degli aspetti centrali della legge riguarda il sostegno alle forme di autoconsumo energetico e alla nascita di comunità energetiche, strumenti considerati strategici per ridurre la dipendenza energetica e favorire la partecipazione diretta di cittadini e imprese alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Le nuove aree individuate per gli impianti rinnovabili
Il provvedimento amplia l’elenco delle zone considerate idonee all’installazione di impianti energetici sostenibili. Tra queste rientrano diversi contesti già caratterizzati da trasformazioni territoriali o destinazioni produttive.
Il progetto di legge include:
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siti oggetto di bonifica ambientale, dove interventi di recupero possono affiancarsi alla produzione di energia pulita;
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aree degli interporti, infrastrutture logistiche spesso dotate di ampi spazi disponibili;
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zone urbanizzate classificate come aree ecologicamente attrezzate o poli funzionali con destinazione produttiva già esistente;
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cave ripristinate, cioè aree estrattive recuperate dopo la conclusione delle attività;
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ambiti produttivi individuati dai piani urbanistici per gli impianti di produzione di energia da biogas o biometano.
La scelta di questi contesti punta a concentrare gli impianti in aree già trasformate dall’attività umana, limitando il consumo di suolo e l’impatto su paesaggio e agricoltura.
Limiti per la tutela delle aree agricole
Il testo introduce anche criteri precisi per l’utilizzo dei terreni agricoli. L’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili non potrà superare lo 0,8 per cento della superficie agricola utilizzata (SAU) complessiva dell’intero territorio regionale.
La norma stabilisce inoltre un limite anche a livello locale: in ciascun Comune della regione gli impianti non potranno interessare più del 2 per cento della SAU comunale. Il calcolo verrà effettuato a partire dalla data di entrata in vigore della legge.
Queste soglie intendono preservare le aree destinate alle produzioni agroalimentari, considerate una delle principali eccellenze economiche e culturali del territorio emiliano-romagnolo.
Investimenti e obiettivi energetici al 2030
Il progetto di legge si inserisce nel quadro del cosiddetto burden sharing nazionale, il meccanismo che assegna alle singole regioni una quota di contributo alla crescita delle energie rinnovabili.
Per l’Emilia-Romagna l’obiettivo fissato entro il 2030 è il raggiungimento di 6,3 gigawatt di potenza aggiuntiva da fonti rinnovabili, contribuendo al traguardo nazionale di 80 gigawatt complessivi.
Secondo le stime regionali, il potenziale di sviluppo nelle aree individuate potrebbe arrivare fino a circa 10 gigawatt di nuova potenza installata, superando quindi la soglia richiesta.
Parallelamente proseguono anche le misure di sostegno economico. Entro metà aprile è prevista la riapertura dello Sportello del Fondo energia, con una dotazione di 10 milioni di euro destinati a interventi di efficientamento energetico e produzione da fonti rinnovabili.
Resta inoltre aperto fino al 7 maggio il bando dedicato agli investimenti nelle comunità energetiche, che mette a disposizione 2,5 milioni di euro di contributi per favorire la nascita di nuovi progetti condivisi di produzione e consumo di energia.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to