Furti in abitazione a Bologna: arrestati due cittadini georgiani, un terzo ricercato
13/03/2026
Un’operazione della Polizia di Stato ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di tre cittadini georgiani ritenuti coinvolti in una serie di furti in abitazione avvenuti a Bologna nei primi mesi del 2025. L’intervento, coordinato dalla Procura della Repubblica, si inserisce nell’attività investigativa volta a contrastare un fenomeno che negli ultimi anni ha richiesto un’attenzione costante da parte delle forze dell’ordine.
Nella giornata del 5 marzo gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bologna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare. Due dei tre indagati sono stati arrestati e posti agli arresti domiciliari, mentre il terzo destinatario del provvedimento – per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere – non è stato rintracciato e risulta attualmente ricercato.
Il sistema utilizzato per colpire gli appartamenti
Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre avrebbero agito in concorso tra loro mettendo a segno una sequenza di furti con modalità operative ricorrenti e ben organizzate. Le indagini attribuiscono al gruppo almeno diciotto episodi di furto in abitazione avvenuti nell’arco di poche settimane, nei primi mesi del 2025.
Il metodo adottato seguiva uno schema preciso. Uno dei componenti della banda rimaneva all’esterno dell’edificio con il compito di fare da “palo”, mentre gli altri due entravano negli stabili e raggiungevano i piani dove si trovavano gli appartamenti presi di mira. Le azioni avvenivano prevalentemente durante le ore diurne e lavorative, quando è più probabile che i proprietari siano assenti.
Per forzare le porte di ingresso venivano utilizzati arnesi modificati, strumenti che consentivano talvolta di aprire le serrature senza lasciare evidenti segni di effrazione. Questa tecnica rendeva più difficile accorgersi immediatamente del furto, permettendo agli autori di allontanarsi senza attirare l’attenzione.
Il ruolo del “palo” e il controllo della presenza dei proprietari
Un passaggio fondamentale dell’azione consisteva nella verifica preventiva della presenza dei residenti negli appartamenti. In base alla ricostruzione investigativa, il complice rimasto all’esterno suonava i citofoni delle abitazioni, mentre gli altri due, già all’interno del condominio, osservavano se qualcuno rispondesse.
L’assenza di risposta rappresentava il segnale che l’appartamento era vuoto e che l’effrazione poteva essere compiuta senza il rischio di incontrare i proprietari. Solo dopo questo controllo il gruppo procedeva con l’apertura della porta e l’ingresso nell’abitazione.
La refurtiva consisteva generalmente in contanti, gioielli, dispositivi tecnologici e capi di abbigliamento di marca, beni facilmente trasportabili e rivendibili.
L’importanza delle segnalazioni dei cittadini
L’operazione condotta dalla Squadra Mobile evidenzia l’impegno della Polizia di Stato nel contrastare i furti in abitazione, un reato che incide profondamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini e sulla vita quotidiana dei quartieri.
Le autorità sottolineano anche il ruolo della collaborazione tra istituzioni e comunità. In contesti condominiali o residenziali, l’attenzione dei residenti verso presenze sospette o comportamenti insoliti può rappresentare un elemento decisivo nella prevenzione dei reati.
Persone estranee che suonano ripetutamente i campanelli, movimenti sospetti nei pianerottoli o nei cortili interni possono infatti essere segnali utili da segnalare tempestivamente alle forze dell’ordine. Un’azione condivisa tra cittadini e istituzioni può contribuire a rendere più efficace l’attività di prevenzione e di contrasto alla criminalità.
Resta fermo che gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.