Caricamento...

Emilia Romagna 24 News Logo Emilia Romagna 24 News

Il 2026 e la svolta dell’intelligenza artificiale nelle micro e piccole imprese

03/02/2026

Il 2026 e la svolta dell’intelligenza artificiale nelle micro e piccole imprese

Il 2026 segna un passaggio decisivo per l’intelligenza artificiale nel tessuto produttivo delle micro e piccole imprese. Non più tecnologia da osservare con cautela o da confinare in sperimentazioni marginali, l’AI entra nei processi quotidiani come leva concreta di produttività, organizzazione e competitività. A delineare questo scenario è l’indagine condotta da CNA Emilia-Romagna su oltre 2.500 imprese, al centro dell’intervista al presidente Paolo Cavini pubblicata sullo speciale Top Aziende de Il Resto del Carlino

Il dato più rilevante non è soltanto quantitativo. È il cambio di percezione che accompagna l’adozione della tecnologia a definire il 2026 come anno spartiacque: l’AI smette di essere una “curiosità” e diventa infrastruttura operativa, integrata nei gestionali, negli assistenti digitali e negli strumenti di relazione con clienti e fornitori.

Dalla sperimentazione alla routine operativa

Secondo l’indagine CNA, il 35,6% delle imprese utilizza già soluzioni di intelligenza artificiale: il 16,4% con un solo strumento, il 19,2% con almeno due. Un ulteriore 15,4% sta valutando l’adozione. Numeri che, letti da soli, raccontano una diffusione ancora selettiva, ma che assumono un altro peso se affiancati al dato culturale: il 27% degli intervistati dichiara una conoscenza buona o ottima dell’AI e oltre il 57% esprime una valutazione favorevole, in netto aumento rispetto alla rilevazione precedente.

Colpisce la trasversalità generazionale di questo atteggiamento. Se l’ottimismo degli under 30 supera il 70%, la valutazione positiva resta solida anche nelle fasce più mature: circa il 54% tra i 50 e i 70 anni e oltre il 52% tra gli over 70. Segno che l’AI viene sempre più letta come strumento pratico, capace di rispondere a esigenze concrete.

Benefici misurabili e nuove priorità organizzative

Tra le imprese che già utilizzano l’AI, i benefici percepiti sono prevalentemente operativi. L’83,1% indica il risparmio di tempo come vantaggio principale, seguito dalla riduzione degli errori (36%) e dall’eliminazione di attività ripetitive (35%). Oltre una impresa su quattro segnala un aumento della competitività. Nel 2026, l’elemento distintivo non è l’adozione in sé, ma l’integrazione stabile nei processi: l’AI diventa parte dell’organizzazione, non un progetto separato.

Regole europee e competenze: il vero snodo

Il 2026 coincide anche con l’entrata a regime dell’EU AI Act, pienamente applicabile dal 2 agosto. Per molte PMI questo significa confrontarsi con audit, clausole contrattuali su dati e trasparenza, standard interni di formazione e responsabilità. In Emilia-Romagna, osserva Cavini, esiste un ecosistema avanzato che può fare la differenza, a patto che diventi accessibile anche alle realtà più piccole.

L’indagine CNA chiarisce dove si annida il vero collo di bottiglia. Non tanto nei costi, indicati solo dal 18,2%, né nei timori sulla sicurezza dei dati (17,5%), quanto nell’orientamento e nelle competenze: il 56,7% fatica a capire cosa sia davvero utile e il 40,3% segnala una carenza di competenze interne. L’integrazione con i sistemi esistenti resta un tema per il 17,3%.

La richiesta che emerge è esplicita. Oltre il 70% delle imprese parteciperebbe a iniziative di formazione, più della metà apprezzerebbe consulenze personalizzate e supporto nell’orientamento tra le agevolazioni. Il 2026, nelle parole di Cavini, non premierà chi acquista lo strumento più costoso, ma chi saprà scegliere, integrare e governare soluzioni affidabili, con dati coerenti e persone formate. È qui che l’AI smette di essere un privilegio per pochi e diventa una leva di competitività diffusa.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to