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Il Teatro Magnani di Fidenza rinasce: restauro tecnico, cuore neoclassico intatto

26/01/2026

Il Teatro Magnani di Fidenza rinasce: restauro tecnico, cuore neoclassico intatto
Foto di Chiara Zanacchi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Ci sono teatri che si limitano a ospitare spettacoli e teatri che, appena varcata la soglia, raccontano una città. Il Girolamo Magnani di Fidenza appartiene alla seconda categoria: la facciata neoclassica con il portico a tre arcate, le cinque finestre sormontate da lunette e medaglioni con busti di musicisti, lo stemma comunale sopra la finestra centrale; poi il foyer, con stucchi a finto marmo, fregi, maschere e putti, e quelle due figure femminili in volta — Musica e Poesia — che sembrano ricordare al pubblico perché si entra lì dentro. Nel 2026 questo luogo torna a mostrarsi nella sua forma migliore dopo un intervento di riqualificazione e manutenzione straordinaria realizzato nel 2025, pensato per proteggere la bellezza e, insieme, per renderla praticabile, sicura, tecnologicamente adeguata.

Un teatro che porta il segno di Verdi e di Magnani

La storia del Magnani si intreccia con due nomi che, a Fidenza, non suonano come semplici citazioni da cartolina. Nel 1813, lo stesso anno in cui nasce Giuseppe Verdi, viene posata la prima pietra nell’area della soppressa chiesa di San Francesco; l’inaugurazione arriva il 26 ottobre 1861, con un titolo verdiano, “Il Trovatore”, e con le scenografie di Girolamo Magnani. È proprio Magnani — scenografo e decoratore fidentino, autore di decine di impianti scenici per l’universo verdiano — a firmare l’impronta decorativa del teatro che oggi porta il suo nome: la sala a tre ordini di palchi, il boccascena sfarzoso tra oro e stucchi bianchi, la volta azzurra da cui si affacciano amorini e putti con quell’aria giocosa che, nei teatri all’italiana, alleggerisce perfino la solennità.

L’inaugurazione ufficiale della riqualificazione ha avuto un sapore volutamente “civile”, più che mondano: presenti l’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni, il sindaco Davide Malvisi, la vicesindaca con delega alla Cultura Maria Pia Bariggi e Antonio Volpone, direttore di Ater Fondazione che gestisce il teatro; il taglio del nastro è arrivato in occasione di due spettacoli per le scuole, come a ribadire che un restauro ha senso se rimette in circolo persone, non solo pareti.

Cantieri invisibili al pubblico, decisivi per la vita di palcoscenico

L’investimento complessivo è stato di 600 mila euro, con 380 mila euro di contributo regionale, pari al 63% della spesa ammessa, attraverso il bando 2024–2026 dedicato al miglioramento delle sedi di spettacolo. Nel biennio 2025–2026, lo stesso strumento sostiene in Emilia-Romagna interventi per 4 milioni di euro, tra ripristini, ristrutturazioni, riduzione dei consumi e innovazione tecnologica.

A Fidenza l’obiettivo dichiarato era pragmatico: adeguare spazi al piano terra, aggiornare impianti e attrezzature di scena, ottenere un salto complessivo su sicurezza, prestazioni tecniche ed efficientamento energetico. I lavori hanno riguardato anche il recupero di locali inutilizzati da anni per degrado avanzato, l’ammodernamento dei neri di scena e della relativa movimentazione, il rinnovamento dell’impianto luci con la sostituzione dei proiettori del palco e dell’audio con un nuovo mixer. Sono intervenuti inoltre su punti “sensibili” che, per chi frequenta un teatro, restano spesso invisibili: la verifica e la messa in sicurezza del ballatoio in legno sotto la graticcia, il sistema di movimentazione del lampadario della platea, l’installazione di una piattaforma motorizzata per definire la fossa dell’orchestra al posto di quella manuale, fino alla sostituzione dei ventilconvettori in platea per migliorare l’efficienza energetica.

Le parole delle istituzioni, in questo caso, non suonano come rituale: Allegni parla di un luogo “restituito per essere pienamente vissuto”, Malvisi lo definisce “casa della cultura” e ringrazia per un sostegno che completa un percorso iniziato negli anni scorsi con antincendio e riqualificazione energetica, Bariggi rivendica una programmazione capace di tenere insieme prosa, concerti, lirica e incontri, mentre Volpone sottolinea il valore di presidio culturale e il contributo tecnico di Ater al progetto. Tradotto: il teatro torna a splendere, ma soprattutto torna a funzionare, con una macchina scenica più affidabile e un impianto tecnico che non chiede compromessi alla qualità.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to