Inalca, esuberi dopo l’incendio: chieste garanzie per oltre 160 lavoratori
15/01/2026
La notizia è arrivata al tavolo sindacale come una frattura netta rispetto a quanto sostenuto finora: Inalca, a seguito dell’incendio che ha distrutto l’impianto reggiano nel mese di febbraio, ha presentato un piano di esuberi che coinvolgerebbe quasi l’intera forza lavoro del sito. Parliamo di oltre 160 persone, famiglie che da mesi vivono nell’incertezza legata alla ripartenza produttiva e che ora si trovano davanti a uno scenario più duro, perché non riguarda più soltanto tempi e modalità della ricostruzione, ma la tenuta stessa dei posti di lavoro.
A intervenire pubblicamente è il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, che in una dichiarazione mette in fila tre elementi: la “forte preoccupazione” per la proposta aziendale, la contraddizione con gli impegni comunicati dal management dopo l’incendio, la necessità di un percorso istituzionale che tenga insieme ammortizzatori sociali, confronto sindacale e responsabilità d’impresa.
Il cambio di rotta dell’azienda e la posta in gioco
Il punto più politico, oltre che sindacale, sta nella distanza tra le parole e i passaggi formali. Massari sottolinea che, a quasi un anno dall’incendio, la direzione non aveva mai messo in discussione l’occupazione; il piano di esuberi, invece, sposta il baricentro dalla gestione dell’emergenza alla riduzione strutturale della presenza lavorativa, con un impatto che rischia di travolgere quasi tutti i dipendenti dell’impianto.
Quando un sito produttivo viene colpito da un evento di questa portata, la continuità occupazionale diventa la misura con cui si valuta la serietà della fase di transizione: non basta promettere attenzione, serve una strategia che dica dove e come quelle persone potranno lavorare, con che tempi, con quali tutele.
È su questo terreno che la dichiarazione del Comune prova a costruire un argine, chiedendo che l’azienda riveda la proposta e che il confronto con le organizzazioni sindacali avvenga senza scorciatoie, con i lavoratori coinvolti al centro, perché l’asimmetria informativa in situazioni simili pesa quanto la perdita economica: chi rischia il posto non può permettersi settimane di voci e mezze conferme.
Tavolo di crisi e ammortizzatori: la partita istituzionale
Nel breve periodo, la partita passa dal tavolo di crisi convocato dalla Regione Emilia-Romagna, al quale il Comune annuncia la propria partecipazione. È lì che si misura la capacità delle istituzioni di trasformare la preoccupazione in leve operative: pressione politica sull’azienda, coordinamento con le associazioni imprenditoriali, richieste puntuali al governo.
Tra queste, Massari indica una misura concreta: il prolungamento degli ammortizzatori sociali, con l’estensione per altri sei mesi della cassa integrazione. La richiesta ha un significato preciso, perché la cassa integrazione non risolve il problema, ma compra tempo in modo regolato; evita che la crisi industriale si traduca immediatamente in crisi sociale, dà spazio a trattative reali, protegge competenze che altrimenti si disperdono nel giro di poche settimane, soprattutto in un impianto dove molte mansioni sono legate a esperienza e formazione sul campo.
Il sindaco parla di un percorso “lungo e complesso” di dialogo e confronto: è una formula prudente, ma non neutra, perché riconosce che il passaggio successivo non sarà un atto amministrativo, bensì una negoziazione in cui l’azienda dovrà chiarire scelte e tempi, le istituzioni dovranno presidiare l’interesse collettivo, i sindacati dovranno garantire trasparenza e forza contrattuale, mentre ai lavoratori – che restano la parte più esposta – viene promesso sostegno “in tutte le occasioni” in cui sarà necessario.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to