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Lavoro da remoto: un alleato fondamentale per i numeri dell’occupazione femminile

26/03/2026

Lavoro da remoto: un alleato fondamentale per i numeri dell’occupazione femminile

Il lavoro da remoto si conferma un alleato a dir poco importante per l’occupazione femminile, soprattutto in un contesto come il Mezzogiorno.

A sottolinearlo sono i dati di uno studio curato da un team di economisti di Bankitalia.

Questo lavoro scientifico, i cui risultati sono stati resi pubblici nel mese di agosto dello scorso anno, è stato effettuato con lo scopo di analizzare in maniera puntuale l’impatto dello smartworking e del lavoro da remoto sull’occupazione in Italia.

Le evidenze positive

Questo studio pone davanti a evidenze positive molto interessanti. Una delle più rilevanti riguarda i dati relativi sia al tasso di attività, sia a quello di occupazione.

A beneficiare della possibilità di lavorare da casa sono in particolare le donne in età fertile, soprattutto quelle che vivono in territori dove il livello quantitativo – e anche qualitativo – dei servizi per la prima infanzia scarseggia.

Nelle Regioni del Sud, l’introduzione massiva del lavoro agile a seguito dello scoppio dell’emergenza sanitaria nel 2020 ha contribuito a ridurre come nessun fattore prima le barriere d’ingresso per le donne che si affacciano al mercato del lavoro (o che vi ritornano dopo un periodo di stop).

Lavoro da remoto: numeri più alti al Nord

Secondo i dati raccolti dagli esperti che hanno curato lo studio, il lavoro da remoto è più diffuso nelle Regioni settentrionali e fra le donne.

Oggigiorno, chi vuole lavorare da casa ha, grazie al web, molte più scelte davanti a sé.

Giusto per citarne qualcuno si ricorda il network marketing, ma anche lavori come l’assistente virtuale o il customer care online.

Negli ultimi anni, è cresciuto molto anche il numero di chi, da casa, esercita professioni legate alla crescita personale e all’esoterismo.

Dalle sessioni di coaching online alla cartomanzia, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

In merito alla seconda disciplina, è bene sottolineare che, rispetto al passato, le cose sono cambiate molto: oggi l’occhio del legislatore è sempre più attento alla regolarità dei portali che operano in rete.

A dimostrazione di come la situazione sia diversa rispetto a quando i centri di cartomanzia operavano in maniera nebulosa basta citare l’esempio di portali come Giupiter.com, sito noto per il fatto di mettere in primo piano con la massima chiarezza regole e tariffe.

L’arrivo dell’intelligenza artificiale non sembra aver fermato il lavoro da remoto: ci sono professioni, come l’appena citato lavoro da cartomante, che non possono fare a meno dell’approccio umano e altre, come la creazione di avatar AI influencer, in cui l’innovazione tecnologica vive una sinergia felice con la creatività.

Una risposta al fenomeno della She-cession

She-cession: negli USA hanno coniato questo neologismo per indicare la scelta, da parte di centinaia di migliaia di donne, di lasciare il mondo del lavoro per dedicarsi alla cura dei figli e risparmiare sulla loro gestione.

Secondo autorevoli statistiche, fra gennaio e agosto dello scorso anno oltre 455mila donne hanno preso questa decisione negli USA.

Il fatto che al centro dell’attenzione ci sia il Paese simbolo di progresso e ricchezza a livello mondiale fa pensare.

Ad accendere ulteriormente i riflettori su una situazione problematica troviamo la crescita dei posti di lavoro in settori che, come l’istruzione, sono a forte prevalenza femminile.

Non manca l’offerta, ma quell’ecosistema di servizi – a prezzi accessibili – necessario per gestire con equilibrio il lavoro e la vita familiare.

Se si guarda all’Italia, questa forte criticità è emersa, non certo per la prima volta, grazie a un’indagine di Openpolis che ha riguardato il territorio della Lombardia.

Gli esperti hanno messo a confronto la presenza del servizio di mensa scolastica, basilare per l’attivazione del tempo pieno, con i numeri dell’occupazione femminile tra i 25 e i 49 anni.

La situazione migliore è stata riscontrata a Como, con il 68% delle scuole prese in esame dotate del servizio mensa.