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“Mettiamo radici per il futuro”: più vivai, più date, più alberi a costo zero

22/01/2026

“Mettiamo radici per il futuro”: più vivai, più date, più alberi a costo zero

La distribuzione gratuita di piante forestali in Emilia-Romagna cambia passo e, soprattutto, calendario. Il progetto regionale “Mettiamo radici per il futuro” amplia i punti di ritiro e anticipa l’apertura dei vivai pubblici, offrendo a enti, associazioni e cittadini una finestra più lunga per programmare messe a dimora sensate, compatibili con le stagioni e con le caratteristiche dei luoghi. Dal 14 gennaio, infatti, alle opzioni già disponibili nei vivai privati convenzionati si aggiunge la possibilità di ritirare piantine anche nei vivai forestali pubblici regionali, attivi fino al 31 marzo 2026. Nei vivai privati la distribuzione prosegue invece fino al 15 aprile 2026.

L’allargamento della rete è un dettaglio operativo solo in apparenza: significa aumentare la capillarità, ridurre le barriere logistiche e dare continuità a un progetto che non vive di proclami, ma di gesti ripetuti e ben fatti — dalla scelta della specie al post-impianto, quando la pianta smette di essere “consegna” e diventa responsabilità.

Vivai pubblici regionali: dove si ritira e cosa cambia

I punti pubblici coinvolti sono tre, distribuiti su territori diversi: il vivaio Castellaro di Galeata (FC), il vivaio Scodogna di Collecchio (PR) e il vivaio Zerina di Imola (BO). Le modalità non sono uniformi, e questa è una delle cose più utili da chiarire: prenotazione, ritiro e disponibilità delle specie possono variare da vivaio a vivaio, con procedure specifiche indicate online. Per gli enti pubblici che richiedono piante a fini forestali è prevista inoltre una procedura dedicata tramite richiesta via PEC; in quel canale, a quanto risulta, sono già state assegnate circa 10mila piantine, segno che la domanda esiste e che la macchina organizzativa sta reggendo numeri consistenti.

Sul piano politico e culturale, l’assessora regionale con delega a Parchi, Forestazione e Biodiversità, Gessica Allegni, lega l’espansione del progetto a un’idea di cura del verde come infrastruttura del territorio: non ornamento, ma qualità ambientale, biodiversità, presidio di competenze tecniche nei vivai pubblici e, in fondo, un patto di manutenzione diffusa tra comunità e paesaggio.

Specie autoctone e legge “Un albero per ogni neonato”: l’obiettivo è la messa a dimora

La distribuzione dai vivai pubblici si intreccia anche con l’applicazione della legge 113/1992, nota come “Un albero per ogni neonato”, che nel tempo ha rappresentato un incentivo istituzionale a incrementare il numero di piante messe a dimora sul territorio. In questa cornice, i vivai forestali pubblici diventano più di un magazzino: sono un laboratorio permanente di produzione di specie autoctone e di rilancio della vivaistica regionale.

Quanto alle piante disponibili, la varietà è ampia e pensata per contesti differenti — pianura, collina, montagna — e per interventi che vanno dalla forestazione diffusa alla rinaturalizzazione, fino a siepi, filari e rafforzamento del verde urbano e rurale.

Tra le specie arboree compaiono querce (rovere, roverella, cerro, farnia), aceri (campestre, di monte, riccio), carpini, frassini, tigli, faggi, salici, oltre a fruttiferi selvatici come castagno, gelso, ciliegio, pero e melo selvatici. Sul fronte arbustivo, figurano essenze come corniolo, sanguinello, ligustro, sambuco, rosa selvatica, prugnolo, viburno e ginestra: specie che spesso fanno la differenza per la biodiversità, perché offrono riparo e nutrimento alla fauna e “riempiono” i margini ecologici dove il paesaggio si gioca la sua tenuta.

 

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.