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Piccole imprese e intelligenza artificiale: meno paura, più pragmatismo

19/01/2026

Piccole imprese e intelligenza artificiale: meno paura, più pragmatismo

Per micro e piccole imprese l’intelligenza artificiale sta assumendo un profilo meno ideologico e più operativo: non un oggetto da dibattito, ma un set di strumenti che entrano nei processi per tagliare tempi morti, ridurre errori, alleggerire compiti ripetitivi.

È questo il quadro che emerge dall’indagine dell’Area studi e ricerche CNA, condotta su oltre 2.500 imprese rappresentative del tessuto produttivo: il 35,6% dichiara di usare l’AI, con un 16,4% che impiega un solo strumento e un 19,2% che ne utilizza almeno due tra le principali tecnologie disponibili. Accanto a chi è già partito, c’è un ulteriore 15,4% che sta valutando l’adozione.

Il salto è netto se confrontato con la rilevazione precedente: 18 mesi fa, in un perimetro limitato al manifatturiero, l’utilizzo dichiarato si fermava al 5,2%. La crescita non fotografa soltanto una moda del momento; segnala piuttosto una normalizzazione, cioè il passaggio dall’“idea” di intelligenza artificiale all’uso quotidiano, spesso silenzioso, dentro uffici, laboratori, reparti, punti vendita.

Utilizzo e benefici: il tempo come moneta principale

La prima ricaduta dichiarata non riguarda la creatività né le “grandi rivoluzioni” di business: è il tempo. Per l’83,1% del campione il vantaggio più evidente è il risparmio di ore, seguito dalla riduzione degli errori (36%) e dall’eliminazione di attività ripetitive (35%). Una quota superiore a un’impresa su quattro collega l’AI a un aumento della competitività, mentre il 23,7% ritiene di riuscire a introdurre innovazioni di prodotto o di processo.

Questi numeri aiutano a leggere l’orientamento complessivo: oltre il 57% esprime una valutazione favorevole sull’AI, in crescita rispetto al 44% della precedente rilevazione; i giudizi negativi si fermano al 12,4%. Anche la conoscenza dichiarata sta salendo: il 27% dice di avere un livello buono o ottimo. Il dato interessante, però, è la distribuzione dell’ottimismo: forte tra gli under 30 (oltre 70%), ma maggioritario anche tra i titolari più maturi, con quasi il 54% tra i 50 e i 70 anni e il 52,2% tra gli over 70. Non è entusiasmo generazionale, è una scelta di convenienza: se uno strumento fa risparmiare tempo e limita gli errori, diventa rapidamente “accettabile”, anche senza un vocabolario tecnico perfetto.

Le difficoltà vere: capire cosa serve e trovare competenze

Quando si passa dall’interesse all’implementazione, gli ostacoli cambiano natura. Non dominano i costi o le infrastrutture, ma comprensione e competenze: per il 56,7% la difficoltà principale è capire cosa può essere davvero utile, mentre il 40,3% indica la carenza di competenze interne. Le barriere economiche sono citate dal 18,2%, i timori sulla sicurezza dei dati dal 17,5%, l’integrazione con sistemi già esistenti dal 17,3%. Restano marginali, in confronto, la mancanza di infrastrutture adeguate (7,9%) e la resistenza del personale (8,2%).

Da qui discende un’indicazione pratica per chi fa rappresentanza, formazione e politiche di sostegno: le imprese chiedono accompagnamento più che slogan. Il 70,5% parteciperebbe a iniziative formative, oltre la metà apprezzerebbe consulenze personalizzate e supporto nell’accesso a agevolazioni finanziarie. Nelle parole del presidente nazionale CNA Dario Costantini, la diffusione “a grande velocità” conferma l’apertura delle imprese verso le nuove tecnologie e consolida un punto: l’AI viene vissuta come estensione delle capacità, più che come minaccia.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.