Protocollo Immigrazione, la Regione punta all’estensione in tutta l’Emilia-Romagna
18/02/2026
La Regione Emilia-Romagna si prepara a proporre l’estensione su scala regionale del Protocollo Immigrazione già operativo nel territorio ravennate, considerato un modello organizzativo capace di coniugare chiarezza istituzionale e tutela sanitaria. L’annuncio è arrivato dall’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, durante la risposta a un’interrogazione a risposta immediata relativa all’indagine che coinvolge sei medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna.
Il riferimento è all’accordo sottoscritto il 26 settembre 2022 tra la Prefettura di Ravenna e l’Ausl della Romagna, con il coinvolgimento del Presidio ospedaliero Santa Maria delle Croci. Un’intesa che, nelle parole dell’assessore, ha rappresentato la prima formalizzazione strutturata di un percorso condiviso per la valutazione dell’idoneità alla permanenza in comunità ristretta, con una definizione puntuale di ruoli, responsabilità, modalità operative e garanzie sanitarie.
Un modello organizzativo nato a Ravenna
Il Protocollo Immigrazione ha introdotto un impianto chiaro in un ambito tradizionalmente segnato da margini interpretativi e prassi eterogenee. L’obiettivo è stato quello di stabilire una cornice istituzionale precisa per le valutazioni sanitarie connesse ai procedimenti di ingresso e permanenza nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), assicurando trasparenza nei passaggi decisionali e tutela per tutti i soggetti coinvolti.
A rafforzare ulteriormente questo percorso è intervenuta, nel maggio 2025, l’adozione della Procedura aziendale Pa 302 – “Accertamento delle condizioni di salute per l’ingresso nei Centri di permanenza per i rimpatri”. Il documento disciplina nel dettaglio il percorso ospedaliero, i setting di valutazione clinica, le professionalità coinvolte e le modalità di rilascio della certificazione medica, in coerenza con quanto previsto dalla direttiva Lamorgese.
La procedura è stata applicata nei presidi ospedalieri di Ravenna, Rimini e Forlì, a seguito di richieste provenienti dalle Questure competenti nei territori dell’Ausl Romagna. Un’esperienza che, secondo l’assessorato, ha consentito di standardizzare i comportamenti e ridurre il rischio di difformità interpretative.
Verso un’estensione regionale
La Regione ritiene che il modello ravennate costituisca una buona pratica istituzionale, in grado di superare ambiguità operative e garantire uniformità procedurale. La prospettiva è quella di promuovere protocolli analoghi tra Prefetture e Aziende sanitarie in tutte le province emiliano-romagnole, così da assicurare omogeneità nell’applicazione delle norme e una chiara ripartizione delle responsabilità.
In assenza di ulteriori interventi normativi nazionali di dettaglio, l’iniziativa regionale punta a costruire una rete coerente di procedure condivise, capace di offrire garanzie tanto alle persone sottoposte a valutazione quanto agli operatori sanitari chiamati a esprimere un giudizio clinico in un contesto delicato e spesso esposto a tensioni.
L’estensione del protocollo si colloca quindi in un quadro più ampio di rafforzamento istituzionale, con l’intento di consolidare prassi già sperimentate sul territorio romagnolo e di renderle patrimonio comune dell’intero sistema sanitario regionale.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to