Reggio Emilia, il da Vinci Xi entra in sala operatoria: tecnologia, équipe e comunità
26/01/2026
All’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia la chirurgia robot-assistita compie un salto di qualità con l’arrivo del sistema da Vinci Xi, presentato ufficialmente e già installato da alcune settimane al 4° piano dell’Ala Nord. Non è una “macchina che opera”, né un sostituto dell’esperienza medica: è un’estensione delle mani, degli occhi e della capacità di controllo del chirurgo, costruita per lavorare al fianco di professionisti che già padroneggiano tecniche mini-invasive ad alta complessità. Il punto, semmai, sta in ciò che cambia nella pratica quotidiana: una visione più immersiva, strumenti più precisi, una gestione più fine dei dettagli anatomici, con l’obiettivo di rendere l’atto chirurgico più sicuro e meno impattante per il paziente.
Alla presentazione hanno partecipato l’assessore regionale alle Politiche per la Salute Massimo Fabi, il presidente della Provincia Giorgio Zanni, il sindaco Marco Massari e il presidente della Fondazione Manodori Leonello Guidetti, insieme agli eredi di cittadine e cittadini che, attraverso lasciti, hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione del progetto. A fare gli onori di casa il direttore generale dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia Davide Fornaciari, con i professionisti coinvolti.
Cosa cambia per i pazienti e perché il robot “potenzia” la chirurgia
La piattaforma da Vinci Xi è pensata per aumentare precisione e capacità di manovra nelle procedure mini-invasive: incisioni più contenute e, spesso, risultati estetici migliori; minore probabilità di dover ricorrere a trasfusioni; riduzione del dolore nel post-operatorio; degenze più brevi e ripresa funzionale più rapida. Sono vantaggi che, letti uno per uno, sembrano quasi tecnici; messi insieme raccontano invece una direzione precisa della sanità moderna: curare bene, intervenire con accuratezza, ma anche accorciare il tempo “rubato” alla vita quotidiana del paziente.
L’avvio operativo è già programmato: Urologia, Chirurgia oncologica e Chirurgia generale saranno le prime specialità a utilizzare il sistema nei prossimi giorni. Le équipe hanno avviato la formazione sul campo e, in una fase successiva, altre discipline verranno integrate in modo progressivo, secondo una pianificazione che punta a mantenere standard elevati e omogenei.
Un investimento da 2,391 milioni e un modello di alleanza territoriale
L’acquisizione del robot è il risultato di un percorso durato circa due anni, necessario per definire il progetto e garantirne la copertura finanziaria. L’investimento per il sistema sfiora i 2,4 milioni di euro (2.391.200): 1 milione stanziato dalla Regione Emilia-Romagna, 500mila euro dalla Fondazione Manodori, con la quota restante resa possibile grazie a tre lasciti di cittadini reggiani: Ugo Ughetti, Gianna Tedeschi e Alma Bellentani. A questa cifra si aggiunge un ulteriore impegno dell’Ausl, circa 500mila euro, per cinque anni di noleggio del tavolo operatorio sincronizzato con il robot e per l’hardware dedicato alla simulazione guidata, elemento decisivo per la formazione continua e il mantenimento delle competenze.
È qui che il da Vinci Xi diventa anche un fatto pubblico, non soltanto sanitario: istituzioni, fondazioni e comunità locale hanno costruito un’operazione comune che rafforza il ruolo dell’ospedale come centro di riferimento per l’innovazione clinica, con una promessa implicita ma molto concreta — portare tecnologia avanzata dentro una sanità pubblica radicata nel territorio, capace di guardare avanti senza perdere la propria missione.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to