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Ricerca sanitaria, l’Emilia-Romagna si conferma ai vertici: oltre 14 milioni per 35 progetti

09/04/2026

Ricerca sanitaria, l’Emilia-Romagna si conferma ai vertici: oltre 14 milioni per 35 progetti

L’Emilia-Romagna consolida il proprio ruolo tra i territori più forti della ricerca sanitaria italiana, confermando una capacità competitiva che non si misura soltanto nei finanziamenti ottenuti, ma anche nella qualità delle reti costruite tra aziende sanitarie, Irccs, università e strutture ospedaliere. A certificare questo posizionamento sono sia le ultime valutazioni ministeriali sulla Ricerca corrente 2025, sia gli esiti del Bando Ricerca finalizzata 2024, che restituiscono l’immagine di un sistema regionale solido, integrato e capace di attrarre risorse su scala nazionale.

Nel complesso, ai ricercatori delle strutture sanitarie e degli Irccs emiliano-romagnoli sono stati assegnati 14.145.030 euro per la realizzazione di 35 progetti in cui figurano come capofila, con una forte concentrazione in ambiti ad alto impatto come oncologia, neurologia, cardiologia e innovazione dei modelli organizzativi e assistenziali. Un risultato che colloca l’Emilia-Romagna al primo posto in Italia per numero di progetti finanziati presentati da aziende sanitarie non Irccs e al terzo posto complessivo, considerando anche gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

Un ecosistema regionale che investe in innovazione e accesso alle cure

Alla base di questi risultati c’è una scelta politica e organizzativa precisa: considerare la ricerca sanitaria non come un settore separato, ma come una componente strutturale del servizio sanitario regionale. La Regione sostiene ogni anno questo sistema con uno stanziamento di 6,5 milioni di euro, con l’obiettivo di rafforzare un ecosistema capace di produrre conoscenza, trasferire innovazione nella pratica clinica e ampliare l’accesso dei cittadini a terapie sempre più avanzate.

Il dato più interessante è forse proprio questo: la crescita della ricerca non viene letta soltanto in termini accademici o scientifici, ma come leva concreta per migliorare la qualità della cura. La direzione intrapresa è quella della ricerca traslazionale, cioè di un modello in cui il lavoro scientifico entra in relazione diretta con i bisogni dei pazienti e con l’organizzazione dei percorsi assistenziali.

Un altro elemento significativo riguarda il profilo dei progetti finanziati. Molti sono guidati da giovani ricercatori e da donne responsabili di progetto, segnale di un sistema che, almeno in parte, riesce a rinnovarsi e a valorizzare nuove competenze. Tra i 17 progetti finanziati alle aziende sanitarie regionali, 8 sono stati presentati da under 40, 3 da under 33 e 11 hanno come principal investigator una donna.

Il ruolo degli Irccs e il peso crescente di Parma

Una parte decisiva di questo risultato passa dal rendimento degli Irccs regionali, tutti collocati ai vertici delle valutazioni ministeriali per indicatori che riguardano produzione scientifica, capacità di attrarre risorse, partecipazione a studi clinici, rete e trasferimento tecnologico. Il Policlinico Sant’Orsola si distingue per numero di pubblicazioni e per crescita della performance scientifica; l’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna guida la classifica nazionale degli Irccs monotematici neurologici per impact factor; il Rizzoli conferma una forte attrattività internazionale; l’Irst di Meldola eccelle per coinvolgimento dei pazienti in trial clinici; mentre l’Irccs di Reggio Emilia si segnala per la capacità di intercettare fondi europei e privati.

All’interno di questo quadro, Parma ottiene un risultato di rilievo, con un finanziamento complessivo che supera i 2,1 milioni di euro tra Azienda Ospedaliero-Universitaria e Ausl. In particolare, all’Aou Parma sono stati assegnati 5 progetti per 1,98 milioni di euro, mentre all’Ausl di Parma è stato finanziato 1 progetto per 128mila euro. Numeri che confermano il peso crescente del territorio parmense nel panorama della ricerca clinica e organizzativa regionale.

Nel dettaglio, i 35 progetti finanziati si dividono tra 18 iniziative di ricerca biomedica innovativa, orientate alla produzione di nuove conoscenze, e 17 progetti clinico-assistenziali, focalizzati sul miglioramento concreto dei servizi sanitari. Una distribuzione che racconta bene l’identità della ricerca regionale: da una parte la spinta verso l’innovazione scientifica, dall’altra l’attenzione alla qualità dei modelli di cura e alla loro applicabilità nel sistema sanitario pubblico.

Il risultato finale è quello di una regione che non si limita a competere nei bandi, ma prova a costruire una filiera della ricerca sanitaria sempre più integrata, capace di collegare laboratori, corsie, università e territorio. È lì che si gioca la vera sfida: trasformare il valore scientifico in impatto reale sulla salute delle persone.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to