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Sicurezza delle grandi dighe: l’Emilia-Romagna completa la pianificazione di emergenza

05/02/2026

Sicurezza delle grandi dighe: l’Emilia-Romagna completa la pianificazione di emergenza

Dalla diga del Molato, nel Piacentino, alla Cassa di espansione di Secchia, nel Reggiano, fino all’invaso di Mondaino, nel Riminese: con l’approvazione degli ultimi otto Piani di Emergenza Dighe (Ped), la Regione Emilia-Romagna ha completato la pianificazione di sicurezza per tutte le 23 grandi infrastrutture di sbarramento presenti sul proprio territorio. Un risultato rilevante sul piano della prevenzione e della gestione del rischio, che rafforza il sistema regionale di Protezione civile in un contesto segnato da una crescente attenzione alla sicurezza idraulica.

I Piani sono stati elaborati in stretto raccordo con le Prefetture competenti e rappresentano uno degli strumenti centrali per affrontare in modo coordinato le emergenze legate alle grandi dighe, così come definite dalla normativa vigente: opere di sbarramento che superano i 15 metri di altezza o che presentano un volume d’invaso superiore al milione di metri cubi d’acqua.

Gestione del rischio e coordinamento operativo

In presenza di criticità, i Piani di Emergenza consentono di gestire in modo strutturato i possibili scenari di rischio, dalla propagazione di un’onda di piena a valle — legata alle manovre degli organi di scarico — fino all’ipotesi estrema di un collasso strutturale. La pianificazione definisce procedure, responsabilità e flussi informativi, rendendo possibile un intervento tempestivo e coordinato tra i diversi livelli istituzionali.

Con 25 grandi dighe complessive, l’Emilia-Romagna si colloca al settimo posto a livello nazionale per numero di infrastrutture di questo tipo. Nel Parmense, le dighe di Ballano e Lago Verde sono attualmente interessate da interventi di recupero, mentre alcune opere collocate fuori dai confini regionali — come le dighe di Paduli, in Toscana, e del Brugneto, in Liguria — possono produrre effetti anche sul territorio emiliano-romagnolo, rendendo necessaria una pianificazione che tenga conto di bacini idrografici più ampi.

Nel sistema regionale rientrano anche le quattro casse di laminazione “in linea” di Parma, Crostolo, Secchia e Panaro, che pur non essendo dighe in senso stretto superano i 15 metri di altezza. L’approvazione dei Ped da parte della Giunta regionale rappresenta la fase conclusiva di un percorso articolato, che ha coinvolto tecnici dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e numerosi soggetti istituzionali.

Un patrimonio infrastrutturale datato ma strategico

Dal punto di vista dei dati strutturali, la diga con il maggiore volume d’invaso è quella di Suviana, nel Bolognese, con circa 44 milioni di metri cubi d’acqua. Segue Ridracoli, nel Forlivese, con un invaso di 33 milioni di metri cubi, fondamentale per l’approvvigionamento idropotabile della Romagna e anche lo sbarramento più alto della regione, con i suoi 101 metri. All’estremo opposto si colloca la diga di Mondaino, con un volume di appena 48mila metri cubi.

L’età media delle dighe regionali è di circa 68 anni, superiore alla media nazionale. La maggior parte delle strutture risale ai primi decenni del Novecento, mentre le casse di laminazione e alcune dighe — tra cui Ridracoli, Conca, Mondaino e Isola Serafini — sono state realizzate tra gli anni Sessanta e Ottanta. Particolare attenzione è riservata alla diga del Molato, nel Piacentino, e alla traversa di Isola Serafini, per la loro collocazione strategica lungo il fiume Po. Nel bacino del Reno, inoltre, quattro dighe interconnesse (Pavana, Suviana, Scalere e Santa Maria) operano in sinergia per ottimizzare l’uso della risorsa idrica a fini energetici.

I contenuti dei Piani di Emergenza

All’interno dei Ped sono mappate le aree potenzialmente inondabili e individuati gli elementi esposti a rischio. Viene definito un modello di intervento che assegna ruoli e responsabilità a gestori delle dighe, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, Arpae, Prefetture, Comuni, Province, Consorzi di bonifica, AiPo, Vigili del fuoco, gestori dei servizi essenziali e volontariato di protezione civile.

I Piani derivano dai Documenti di Protezione civile della diga e costituiscono parte integrante della pianificazione provinciale e regionale. I Comuni interessati da possibili onde di piena sono tenuti a recepirne i contenuti nei propri Piani di emergenza comunali, assicurando coerenza organizzativa e operativa in caso di evento critico.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to