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Stati generali delle Dop e Igp: l’Emilia-Romagna apre il confronto sul futuro della qualità agroalimentare

21/01/2026

Stati generali delle Dop e Igp: l’Emilia-Romagna apre il confronto sul futuro della qualità agroalimentare

Un summit nazionale che guarda oltre i confini regionali e che mette al centro una delle partite decisive per l’agroalimentare europeo: il destino delle produzioni a Indicazione geografica. Con la prima edizione degli Stati generali delle Dop e Igp, la Regione Emilia-Romagna ha scelto Bologna come luogo di sintesi tra politiche pubbliche, filiere produttive e visione europea, assumendo la propria esperienza come base di lavoro per una riflessione strutturata sul valore delle certificazioni di qualità.

L’iniziativa ha riunito istituzioni, consorzi di tutela, imprese ed esperti italiani ed europei, in un contesto che ha riconosciuto all’Emilia-Romagna il ruolo di Food Valley d’Europa. Non una definizione evocativa, ma un dato economico e produttivo preciso: 44 produzioni Dop e Igp, il numero più alto a livello nazionale, e un valore complessivo della Dop Economy che raggiunge i 3,9 miliardi di euro.

I numeri della Dop Economy e il peso sull’export

Il quadro economico restituisce la dimensione reale del fenomeno. Le produzioni alimentari certificate rappresentano 3,5 miliardi di euro, pari all’88,5% del valore complessivo, mentre il comparto dei vini a Indicazione geografica pesa per 455 milioni di euro. L’intero sistema agroalimentare regionale vale circa 37 miliardi di euro, con oltre 10 miliardi destinati all’export, seconda voce regionale dopo meccanica e meccatronica.

Sul territorio operano più di 53mila imprese agricole e agroalimentari, di cui circa 4.500 appartenenti all’industria alimentare, mentre la produzione lorda vendibile agricola si attesta sui 6 miliardi di euro. Numeri che spiegano perché le Dop e Igp non siano considerate un segmento di nicchia, ma una leva strutturale di competitività, capace di tenere insieme reddito agricolo, organizzazione delle filiere e riconoscibilità sui mercati internazionali.

Politiche europee, territori e nuove proposte

Nel corso dei lavori, il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi hanno ribadito come le Indicazioni geografiche rappresentino molto più di un valore economico. Sono presidio dei territori rurali, strumento di coesione sociale e argine allo spopolamento delle aree interne, dall’Appennino alle zone collinari e montane.

Ampio spazio è stato dedicato allo scenario europeo, con una presa di posizione netta contro l’ipotesi di accorpamento dei fondi della Politica agricola comune con quelli di coesione e contro la riduzione del budget Pac. Al tempo stesso, è stato valorizzato il nuovo Regolamento europeo sulle Indicazioni geografiche, che rafforza la tutela del reddito degli agricoltori, la sostenibilità delle produzioni e la trasparenza verso i consumatori.

In questo contesto, la Regione ha rilanciato cinque proposte operative: un fondo europeo straordinario da un miliardo di euro per la promozione delle Dop e Igp; un piano europeo per l’utilizzo dei prodotti certificati nella ristorazione; il rafforzamento della formazione enogastronomica nelle scuole alberghiere; l’introduzione delle Indicazioni geografiche nelle mense; un credito d’imposta per la ristorazione che utilizza prodotti Dop e Igp.

A sostegno di questa strategia, l’Emilia-Romagna ha già stanziato 25 milioni di euro nel biennio 2025–2026 per la promozione nazionale e internazionale delle produzioni di qualità, con azioni mirate in Europa e sui mercati globali.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to