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Terremoti in Romagna: come funziona la filiera di allerta tra Ingv, Protezione civile e volontari

27/01/2026

Terremoti in Romagna: come funziona la filiera di allerta tra Ingv, Protezione civile e volontari

Bastano pochi secondi perché un evento sismico diventi, oltre che un fatto geologico, una questione operativa: capire dove ha colpito, con quale intensità, che tipo di risentimento sta producendo sul territorio, se esistono criticità immediate. È ciò che è accaduto il 13 gennaio, quando due scosse hanno interessato la Romagna con epicentro nell’area tra Russi e Faenza, nel Ravennate. In quell’occasione si è attivata, in tempo reale, la catena prevista dalla convenzione tra l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e l’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile dell’Emilia-Romagna, un’intesa in fase di rinnovo per altri tre anni fino al 2028.

Il meccanismo si apre con un passaggio che, per chi sta fuori, resta spesso invisibile: la segnalazione immediata. Nel messaggio indirizzato al Centro operativo regionale (Cor) sono già disponibili dati essenziali — magnitudo, epicentro, localizzazione, una prima stima della distribuzione del risentimento — utili a impostare una valutazione preliminare condivisa tra tecnici Ingv e operatori di Protezione civile. È un tempo breve, ma è il tempo che serve per decidere come muoversi.

Cosa cambia quando l’allerta è rapida e strutturata

L’accordo prevede un supporto tecnico-scientifico continuativo: elaborazione e interpretazione dei dati sugli eventi sismici, assistenza alla gestione del post-terremoto, canali di comunicazione dedicati al personale reperibile e al Cor. Le segnalazioni scattano per eventi con magnitudo superiore a 3 e possono essere potenziate da rilanci automatici in stile “Alert System”, pensati per aumentare rapidità e capillarità dell’avviso.

Dietro la dimensione tecnologica, però, c’è un’altra componente che incide sulla qualità della risposta: la pianificazione. La convenzione nasce come prosecuzione di un supporto già collaudato e comporta, per l’Agenzia regionale, un impegno economico complessivo di 90mila euro. La sottosegretaria con delega alla Protezione civile, Manuela Rontini, richiama il contesto emotivo e materiale che rende questa struttura ancora più necessaria: il sisma del 2012 resta una ferita viva, e le recenti scosse hanno coinvolto aree già provate dalle ondate di maltempo.

La rete dei “rilevatori umani”: volontari sul territorio e punti di presidio

Accanto ai flussi di dati, la Regione ha costruito, insieme a Ingv, una rete di monitoraggio che coinvolge il volontariato di Protezione civile. Parliamo di presìdi distribuiti sul territorio: inizialmente 248 località presidiate, poi una rete ampliata che arriva a 270 punti di monitoraggio, ramificati in tutte le province. Il senso è chiaro: dopo una scossa, servono riscontri immediati su come la popolazione ha percepito l’evento e su eventuali danni evidenti agli edifici.

Durante l’episodio del 13 gennaio sono stati coinvolti circa 150 volontari in tutta la Romagna. La loro attività è definita “verifica spedita”: osservazioni rapide, raccolta di informazioni in tempo reale, segnalazione di criticità. È un lavoro che ha valore soprattutto perché arriva presto, quando ancora non esistono quadri completi e la priorità è individuare anomalie, non redigere bilanci.

Formazione tecnica e schede Aedes: l’attenzione su edifici e beni culturali

La rete non è lasciata alla buona volontà: è previsto un aggiornamento annuale dei volontari e addestramenti specifici per tecnici di Agenzia e operatori del Nucleo di valutazione regionale che si occupa di censimento dei danni e rilievo dell’agibilità post-evento. Nel 2024 e nel 2025 sono partiti i primi corsi specialistici regionali per formare tecnici abilitati alla compilazione delle schede Aedes relative a beni culturali, chiese e palazzi storici, ma anche a strutture prefabbricate o di grande luce come capannoni, palestre e palazzetti. È un dettaglio tutt’altro che marginale: quando l’emergenza riguarda edifici con funzioni pubbliche o identitarie, la competenza nella valutazione iniziale orienta tempi e priorità.

Dal rischio maremoto agli accordi con le Università: scenari e infrastrutture “sentinella”

Il lavoro si estende anche al sistema nazionale di allerta per il rischio maremoto, con l’obiettivo di definire scenari per i territori costieri e arrivare a una modalità comune d’intervento integrabile nei piani comunali di Protezione civile.

In parallelo, la Regione ha definito un nuovo accordo con il dipartimento di Ingegneria e architettura dell’Università di Parma, anch’esso destinato a essere riconfermato per un triennio. Il focus riguarda la mappatura degli edifici strategici “sentinella”, dotati di sensori: strutture che, osservate sotto sollecitazione sismica, diventano un modello di comportamento per edifici simili nella stessa area. L’ateneo parmense lavora anche sulla mappatura del rischio delle infrastrutture viarie, per stimare la tenuta del sistema di strade e vie di comunicazione e delineare scenari di emergenza. A queste attività si affiancano collaborazioni con le Università di Bologna e Ferrara; l’impegno complessivo di risorse dell’Agenzia regionale per le partnership accademiche è pari a 270mila euro.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to