Variante al PAI del Po, imprese in allarme: “Rischio paralisi per cantieri e investimenti”
19/02/2026
La revisione del Piano per l’Assetto Idrogeologico del Po nasce con un obiettivo condivisibile: rafforzare la sicurezza del territorio dopo eventi alluvionali che hanno segnato in modo profondo l’Emilia-Romagna.
Tuttavia, l’adozione della variante e l’immediata entrata in vigore delle norme di salvaguardia stanno producendo effetti collaterali rilevanti sul piano economico. È quanto emerso nel confronto tra i firmatari del Patto per il Lavoro e per il Clima, riuniti in Viale Aldo Moro per fare il punto su una situazione che, nel giro di poche settimane, ha generato incertezza e rallentamenti diffusi.
Il nodo principale riguarda il combinato disposto tra le nuove cartografie del rischio alluvionale – giudicate “invasive” dalle associazioni di categoria – e le relative norme tecniche. In molte aree della regione le pratiche edilizie risultano sospese, con cantieri non avviati o congelati in attesa di chiarimenti interpretativi.
CNA: “Investimenti bloccati e amministrazioni in difficoltà”
A rappresentare la posizione delle piccole e medie imprese è stato il presidente regionale di CNA, Paolo Cavini, che ha richiamato l’attenzione sulla fragilità del momento. L’Emilia-Romagna, osserva, ha costruito negli anni una reputazione di territorio attrattivo per gli investimenti; l’attuale fase di incertezza rischia di incrinare questa percezione.
Il problema si manifesta in termini concreti: imprenditori che hanno già programmato o avviato investimenti si trovano ora con interventi sospesi e senza indicazioni certe sui tempi di sblocco. Anche i sindaci, secondo quanto riferito da CNA, mostrano prudenza nell’autorizzare pratiche edilizie laddove le nuove perimetrazioni del rischio risultano particolarmente estese.
Tra i punti più delicati figura l’impatto sulla ZLS (Zona Logistica Semplificata), leva strategica per lo sviluppo industriale e logistico regionale. Alcune particelle ricomprese nelle aree oggetto di incentivo potrebbero essere coinvolte dalle nuove cartografie, con il rischio di indebolire l’efficacia dello strumento. Da qui la richiesta di un confronto preventivo più strutturato e di risposte rapide per evitare che l’incertezza si traduca in un freno prolungato agli investimenti.
Regione: “Un atto di indirizzo entro marzo”
La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto la complessità del passaggio. Pur non essendo formalmente titolare del progetto – competenza che fa capo all’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po – l’amministrazione ha preso atto delle criticità segnalate, parlando di un “cambio di scala” nelle valutazioni del rischio, maturato anche alla luce delle recenti emergenze idrauliche.
Particolare attenzione è stata riservata alla cosiddetta “zona grigia” normativa: casi in cui esiste già un titolo abilitativo ma i lavori non sono ancora partiti. Per evitare interpretazioni difformi tra territori, la Regione ha annunciato l’adozione di un provvedimento di indirizzo entro marzo, con l’obiettivo di garantire uniformità applicativa da Piacenza a Rimini.
Parallelamente proseguono gli incontri tecnici a livello provinciale, finalizzati a raccogliere osservazioni puntuali e integrare elementi inizialmente assenti, come i tiranti idraulici e l’indicazione delle priorità di intervento, indispensabili per progettare opere di mitigazione efficaci.
Il confronto resta aperto. Da un lato l’esigenza di elevare il livello di tutela idrogeologica; dall’altro la necessità di non comprimere in modo eccessivo la capacità di investimento di un tessuto produttivo che rappresenta una delle colonne portanti dell’economia regionale. L’equilibrio tra sicurezza e sviluppo si gioca ora sulla rapidità delle risposte e sulla chiarezza delle regole applicative.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to