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Strade provinciali e biodiversità: quando le banchine diventano corridoi ecologici

02/02/2026

Strade provinciali e biodiversità: quando le banchine diventano corridoi ecologici

Le aree verdi ai margini delle strade provinciali, spesso percepite come spazi residuali o meri elementi funzionali alla sicurezza viaria, possono trasformarsi in un’infrastruttura ambientale strategica. È la convinzione condivisa dalla Città metropolitana di Bologna e da Sustenia, che a Palazzo Malvezzi hanno presentato i primi risultati di una collaborazione orientata alla gestione sostenibile del territorio, alla tutela della salute pubblica e alla conservazione della natura.

Al centro dell’incontro, rivolto a ingegneri, architetti e tecnici agronomi e forestali, il progetto Roadside Ecology: una sperimentazione che mira a riconvertire le pertinenze verdi della viabilità provinciale in elementi attivi delle reti ecologiche. L’approccio non aggiunge consumo di suolo né nuovi vincoli, ma rilegge ciò che già esiste—scarpate, rotatorie, fasce di rispetto—come risorsa capace di generare valore ambientale e paesaggistico.

Dalla manutenzione alla riqualificazione ecologica

Gli interventi illustrati da Stefano Lin e Ilaria Rinaldi di Sustenia hanno già preso forma lungo la SP 86 “Lungosavena” nei territori di Granarolo dell’Emilia e Castenaso, sulla SP 87 “Nuova Galliera” tra Castel Maggiore e Argelato, oltre che nell’area della vecchia intersezione tra la SP 45 “Saliceto” e la Trasversale di Pianura, nel territorio di Bentivoglio. Si tratta di aree di proprietà pubblica, spesso nate come compensazioni infrastrutturali, oggi ripensate per favorire habitat, continuità ecologica e resilienza.

Un passaggio chiave riguarda la gestione dello sfalcio: una quota delle risorse destinate alla manutenzione ordinaria è stata orientata a sperimentare, su 110 km di banchine nella pianura occidentale, modalità più attente ai cicli biologici e alla compatibilità ecologica. L’obiettivo è chiaro: trasformare un “costo” ricorrente in un investimento che tuteli il manufatto stradale e, insieme, rafforzi i servizi ecosistemici.

Una visione politica e scientifica condivisa

«Trasformiamo l’idea delle aree verdi contigue alla viabilità da luoghi dimenticati a patrimonio attivo», ha spiegato Simona Larghetti, sottolineando come la creazione di zone umide e la custodia della biodiversità migliorino la resilienza del territorio senza aumentare la spesa, ma allocando meglio le risorse.

Sul piano scientifico, il contributo di Mario Tozzi ha ricondotto il tema a una prospettiva sistemica: garantire la biodiversità significa rafforzare salute e sicurezza anche per l’essere umano. Le strade provinciali, con i loro frammenti di natura, possono diventare luoghi di rigenerazione ecologica capaci di produrre benefici collettivi senza generare svantaggi.

Dalla scala locale a quella regionale

Il confronto ha coinvolto anche altri livelli istituzionali. Alessandro Rossi di ANCI Emilia-Romagna ha richiamato il ruolo dei Comuni nella tutela della biodiversità; Roberto Diolaiti, per la Regione Emilia-Romagna, ha inquadrato la forestazione urbana in una scala regionale coerente; Daniele Bergamini di Sustenia ha proposto una lettura integrata della gestione del territorio. A moderare i lavori, Maurizio Martelli, dirigente del Settore Strade, Sicurezza e Ciclovie della Città metropolitana.

Roadside Ecology indica una traiettoria concreta: valorizzare l’esistente, riconnettere paesaggi frammentati, rendere la manutenzione un atto progettuale. Un cambio di paradigma che, partendo da banchine e scarpate, parla di futuro e qualità della vita.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to