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AI Act UE, dal 2 agosto nuovi obblighi per le imprese

30/07/2026

AI Act UE, dal 2 agosto nuovi obblighi per le imprese

Dal 2 agosto 2026 diventano applicabili nuovi obblighi dell’AI Act europeo che coinvolgono anche le imprese utilizzatrici di strumenti di intelligenza artificiale. Le aziende dovranno prestare particolare attenzione alla trasparenza nelle interazioni con chatbot e assistenti virtuali, alla riconoscibilità dei contenuti sintetici e alla gestione interna delle tecnologie adottate. Il Regolamento (UE) 2024/1689 era entrato in vigore il 1° agosto 2024, ma la sua applicazione è stata articolata attraverso scadenze progressive.

Chatbot e contenuti generati dall’intelligenza artificiale

Le regole in arrivo riguardano una platea estesa di operatori economici. Non sono interessate esclusivamente le società che sviluppano o commercializzano sistemi di intelligenza artificiale: gli obblighi possono coinvolgere anche le aziende che utilizzano soluzioni fornite da soggetti esterni nei processi quotidiani.

Tra gli esempi rientrano i chatbot impiegati nel servizio clienti, gli assistenti digitali per il marketing, i programmi di generazione di immagini e testi, gli strumenti integrati nei software gestionali e le applicazioni utilizzate nelle risorse umane.

Quando un cliente interagisce direttamente con un sistema automatizzato, dovrà essere informato della natura artificiale dell’interlocutore, salvo che la circostanza risulti già chiaramente riconoscibile. Obblighi specifici riguardano inoltre i sistemi che generano o modificano testi, immagini, audio e video.

I fornitori dovranno adottare soluzioni tecniche che rendano i contenuti artificiali identificabili in formato leggibile da una macchina. Per chi utilizza tali strumenti, sono previste forme di comunicazione visibile nel caso di deepfake e di determinati testi generati o manipolati dall’IA per informare il pubblico su temi di interesse generale. Sono previste eccezioni e condizioni specifiche, comprese quelle collegate alla revisione umana e alla responsabilità editoriale.

Perché le disposizioni coinvolgono anche le PMI

Una piccola o media impresa può rientrare nel campo di applicazione del Regolamento anche senza possedere competenze tecnologiche avanzate o sviluppare internamente i propri sistemi. È sufficiente che utilizzi strumenti di IA nello svolgimento delle attività aziendali per assumere, a seconda dei casi, il ruolo di deployer.

Le aree maggiormente esposte sono il servizio clienti, la comunicazione, il marketing e la gestione del personale. Un’azienda potrebbe, per esempio, utilizzare un assistente automatico sul proprio sito, pubblicare immagini realizzate con sistemi generativi oppure affidarsi a un software per analizzare candidature e curriculum.

La presenza di un fornitore esterno non elimina le responsabilità dell’organizzazione che impiega lo strumento. Le imprese dovranno quindi conoscere le funzioni dei sistemi adottati, le finalità del trattamento e le eventuali misure richieste per informare clienti, dipendenti e altri soggetti coinvolti.

Riconoscimento delle emozioni e biometria

Particolare cautela è richiesta per i sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica. Nei casi ammessi dalla normativa, le persone esposte al funzionamento di tali tecnologie devono ricevere un’informazione adeguata.

Alcune pratiche di intelligenza artificiale sono già vietate dal febbraio 2025, comprese determinate applicazioni del riconoscimento emotivo nei luoghi di lavoro e negli istituti scolastici. Per questo motivo, prima di introdurre soluzioni biometriche o strumenti destinati alla valutazione del personale, è necessario verificare con precisione la classificazione del sistema e la legittimità dell’utilizzo previsto.

Le verifiche da avviare prima del 2 agosto

Il primo passaggio consiste nel censire gli strumenti di intelligenza artificiale presenti nei diversi reparti. La ricognizione dovrebbe comprendere piattaforme ufficialmente acquistate dall’azienda, funzioni integrate nei software e applicazioni utilizzate autonomamente dai dipendenti.

Per ogni sistema occorre identificare il fornitore, la funzione svolta, i dati utilizzati, le persone coinvolte e gli eventuali contenuti prodotti. Le imprese dovrebbero poi verificare i contratti e la documentazione tecnica, chiedendo ai fornitori chiarimenti sulle misure adottate per rispettare l’AI Act.

Sarà inoltre opportuno aggiornare informative, procedure interne e regole per la pubblicazione dei contenuti. La governance aziendale dovrà assegnare responsabilità precise, stabilire chi autorizza l’utilizzo di nuovi strumenti e definire le modalità di controllo degli output.

Un ulteriore intervento riguarda la formazione del personale. Dipendenti e collaboratori devono conoscere i limiti dei sistemi, evitare l’inserimento improprio di dati riservati e saper riconoscere i casi in cui è necessario dichiarare l’impiego dell’intelligenza artificiale.

La scadenza del 2 agosto rappresenta quindi un passaggio operativo per rivedere l’intero utilizzo aziendale dell’IA. Un controllo avviato in anticipo consente di individuare criticità, documentare le decisioni e ridurre il rischio di interventi frammentari quando le nuove disposizioni diventeranno applicabili.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.