Giornata dell’Europa, in Emilia-Romagna oltre 1,5 miliardi già impegnati tra Fesr e Fse+
08/05/2026
Oltre 1,5 miliardi di euro già impegnati tra Fesr e Fse+, più di 9mila operazioni finanziate, oltre 250mila persone coinvolte nei programmi per lavoro, formazione e inclusione sociale e più di 4mila imprese sostenute. Sono questi alcuni dei numeri con cui l’Emilia-Romagna arriva alla Giornata dell’Europa 2026, ricorrenza che ogni 9 maggio richiama la dichiarazione con cui, nel 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman propose di mettere in comune carbone e acciaio, aprendo il percorso che avrebbe portato alla costruzione dell’integrazione europea.
A settantasei anni da quel passaggio, la Regione sottolinea il valore concreto delle politiche comunitarie nei territori, evidenziando il peso degli investimenti europei su imprese, formazione, lavoro, agricoltura, innovazione, transizione energetica, servizi pubblici e coesione sociale. Per il settennato 2021-2027 la programmazione regionale può contare su risorse superiori ai 2 miliardi di euro tra Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo Plus, alle quali si aggiungono il Feasr per lo sviluppo rurale, con una dotazione complessiva superiore al miliardo di euro, e il Feampa per pesca e acquacoltura.
De Pascale: l’Europa riguarda lavoro, diritti e futuro dei territori
Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, collega la Giornata dell’Europa al contesto internazionale attuale, segnato da conflitti, tensioni geopolitiche, fragilità economiche e trasformazioni sociali profonde. Secondo il presidente, rafforzare il senso di appartenenza a una cittadinanza europea comune significa difendere diritti, coesione e opportunità, con particolare attenzione alle nuove generazioni.
Per de Pascale, il futuro dell’Europa non è una questione distante dalla vita quotidiana, ma riguarda direttamente la qualità del lavoro, la tenuta sociale delle comunità, la capacità di accompagnare imprese e territori dentro cambiamenti complessi. Transizione energetica e ambientale, competitività industriale, sicurezza alimentare, innovazione tecnologica e contrasto alle disuguaglianze sono sfide che, secondo la Regione, nessun Paese può affrontare da solo.
In questa prospettiva, l’Emilia-Romagna rivendica un modello che lega sviluppo economico, welfare, coesione sociale e capacità manifatturiera. Le politiche europee vengono indicate come strumenti decisivi per sostenere le imprese, rafforzare i servizi pubblici, investire sulle competenze e creare opportunità per ragazze e ragazzi, trasformando le strategie comunitarie in interventi visibili nelle città, nelle aree rurali, nei distretti produttivi e nei servizi locali.
Fse+ e Fesr, oltre 9mila operazioni finanziate
Il Programma Fse+, dedicato a lavoro, formazione, inclusione sociale e sviluppo delle competenze, mette a disposizione dell’Emilia-Romagna 1,024 miliardi di euro. Di questi, 732,4 milioni risultano già attivati, pari a oltre il 71% delle risorse disponibili. Le operazioni finanziate sono 4.221, con 2.359 interventi già conclusi e 251.848 partecipanti coinvolti, tra cui 130.262 donne.
Sul fronte di innovazione, transizione digitale, competitività delle imprese, sostenibilità ambientale ed energia, il Programma Fesr dispone di ulteriori 1,024 miliardi di euro. Le risorse già attivate superano gli 819 milioni, pari a circa l’80% della programmazione complessiva. Gli interventi finanziati sono 5.026, di cui 2.824 già conclusi, con 4.055 imprese sostenute e investimenti generati per oltre 1,4 miliardi di euro.
I fondi europei hanno inoltre contribuito a interventi ambientali ed energetici: quasi 98mila metri quadrati di edifici pubblici riqualificati dal punto di vista energetico, 95 megawatt di nuova capacità da fonti rinnovabili, oltre 1,7 milioni di tonnellate annue di capacità aggiuntiva di riciclo dei rifiuti e più di 21mila megawattora annui di energia rinnovabile prodotta.
Agricoltura e aree rurali, 839 milioni già messi a bando
Un capitolo rilevante riguarda il Feasr, il fondo europeo per lo sviluppo rurale, che sostiene imprese agricole, filiere agroalimentari e territori rurali. La dotazione complessiva supera il miliardo di euro, con 839 milioni già messi a bando attraverso 87 bandi emanati. Le imprese agricole e agroalimentari beneficiarie dei contributi sono 19.363.
Il dato assume un rilievo particolare anche per la composizione dei beneficiari: il 13,5% delle imprese sostenute è guidato da giovani agricoltori under 40, il 25% da donne e un altro 25% appartiene al biologico. Numeri che mostrano come la programmazione europea non riguardi soltanto il finanziamento delle attività esistenti, ma anche il ricambio generazionale, la presenza femminile nell’agricoltura e l’evoluzione sostenibile delle filiere produttive.
Mammi e Baruffi: risorse europee efficaci quando partono dai territori
Gli assessori Alessio Mammi, con delega ad Agricoltura, agroalimentare e rapporti con l’Unione europea, e Davide Baruffi, assessore a Bilancio e programmazione dei fondi europei, sottolineano il ruolo della programmazione condivisa con enti locali, imprese, parti sociali e mondo produttivo. Secondo gli assessori, la capacità di utilizzare bene le risorse comunitarie non è soltanto un risultato amministrativo, ma il frutto di misure costruite sui bisogni reali delle comunità.
Da questa impostazione deriva anche la posizione della Regione in vista della futura programmazione europea. L’Emilia-Romagna chiede di preservare le risorse destinate a politiche di coesione, agricoltura e interventi sociali, mantenendo al tempo stesso il ruolo dei territori nella gestione e nella definizione delle misure. Una centralizzazione eccessiva, secondo la Regione, rischierebbe di allontanare gli strumenti europei dalle specificità locali, riducendone efficacia e capacità di risposta.
Sessione europea 2026 e strategie territoriali integrate
Questi temi sono stati al centro anche della Sessione europea 2026 della Regione Emilia-Romagna, conclusa nei giorni scorsi con l’approvazione, da parte dell’Assemblea legislativa, della risoluzione sul programma di lavoro della Commissione europea. Il documento riafferma la necessità di rafforzare le politiche di coesione, sostenere welfare, lavoro di qualità, transizione ecologica e sviluppo dei territori, valorizzando il ruolo delle Regioni e delle comunità locali nella costruzione delle politiche europee.
Sul territorio prosegue anche l’attuazione delle strategie territoriali integrate finanziate con fondi europei e Fondo sviluppo e coesione. Le Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile, Atuss, valgono complessivamente 165 milioni di euro e comprendono 110 progetti approvati, tutti già avviati. Le Strategie territoriali per le aree montane e interne, Stami, superano invece i 102 milioni di euro, con 192 progetti approvati e 80 già avviati.
A queste risorse si aggiungono i programmi europei a gestione diretta, tra cui Horizon Europe, nei quali l’Emilia-Romagna è coinvolta con progetti dedicati a ricerca, innovazione e competitività, e i programmi di cooperazione territoriale europea, come Adrion, di cui la Regione è Autorità di gestione. Un quadro che conferma il peso delle politiche comunitarie nella programmazione regionale e nella trasformazione concreta di investimenti, servizi e opportunità per cittadini, imprese e territori.
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