Emilia-Romagna, imprese: 611 milioni di investimenti nel 2026
03/08/2026
Le imprese dell’Emilia-Romagna prevedono di investire 611 milioni di euro nel 2026, con interventi programmati dall’85,7% delle aziende coinvolte nell’indagine annuale di Confindustria regionale. La spesa stimata registra una flessione dell’11% rispetto ai 690 milioni investiti nel 2025, ma il ridimensionamento viene interpretato come una scelta prudenziale legata all’incertezza internazionale, alla volatilità della domanda e all’aumento dei costi produttivi, piuttosto che come un arretramento strutturale della fiducia.
Fava propone di ridurre del 30% i tempi delle autorizzazioni
I dati sono stati presentati il 31 luglio a Bologna da Riccardo Fava, eletto presidente di Confindustria Emilia-Romagna il 5 giugno. Nel suo primo incontro con la stampa dall’avvio del mandato, Fava ha indicato la semplificazione amministrativa tra le priorità per sostenere la competitività del sistema produttivo regionale.
La proposta avanzata alla Regione è quella di introdurre uno “shock burocratico”, con un taglio del 30% dei tempi necessari per ottenere le autorizzazioni relative alle procedure che interessano le imprese. Secondo Confindustria, la revisione dovrebbe riguardare in particolare ambiente, energia, urbanistica ed edilizia, affiancando alle modifiche normative strumenti di monitoraggio capaci di verificare l’effettiva riduzione delle attese.
Ogni nuovo provvedimento regionale, nella visione illustrata da Fava, dovrebbe inoltre essere accompagnato da una valutazione preventiva dell’impatto economico e degli effetti sulla produttività e sulla competitività industriale.
Macchinari, software e formazione guidano la spesa
Gli investimenti programmati dalle aziende si concentrano principalmente su impianti e macchinari, indicati dal 71,9% delle imprese intervistate. Seguono software e tecnologie informatiche, scelti dal 64,2%, e formazione del personale, prevista dal 63,2% del campione.
Prosegue anche l’impegno in ricerca e sviluppo, mentre la quota di imprese orientate verso progetti di digitalizzazione raggiunge il 33,4%. Il quadro mostra una crescente integrazione tra beni materiali e interventi immateriali: le nuove attrezzature produttive vengono infatti associate a programmi dedicati a dati, software, innovazione organizzativa e aggiornamento delle competenze.
Nel 2025 le imprese coinvolte nell’analisi avevano destinato agli investimenti una quota media pari al 4,9% del fatturato, lievemente inferiore al dato del 2024. Le aziende di dimensioni più contenute mantengono tuttavia una minore capacità di spesa, soprattutto nei settori dell’informatica, della ricerca, della digitalizzazione e della sostenibilità ambientale.
Burocrazia e incertezza geopolitica frenano le aziende
Tra i principali ostacoli agli investimenti, il 35,6% delle imprese indica l’incertezza geopolitica, mentre il 35,2% segnala il peso della burocrazia. La volatilità della domanda viene citata dal 33,2% degli intervistati e la difficoltà nel reperire personale qualificato dal 29%.
Il tema del capitale umano occupa una parte centrale delle linee di mandato presentate dal nuovo presidente. Confindustria Emilia-Romagna intende rafforzare la collaborazione con le università, avvicinare i percorsi formativi alle esigenze produttive e sostenere la diffusione degli ITS e delle lauree professionalizzanti.
Tra le misure proposte figurano anche programmi di formazione continua sull’intelligenza artificiale e sulla digitalizzazione, politiche abitative collegate alla mobilità dei lavoratori e la creazione di uno sportello unico di supporto legale per accelerare l’assunzione di personale qualificato proveniente dall’estero.
La proposta di reattori nucleari nelle aree industriali
Sul fronte energetico, Fava ha chiesto alla Regione di promuovere un accordo con il Governo per trasformare l’Emilia-Romagna in un polo pilota nazionale dedicato alla sperimentazione e all’installazione di reattori modulari di microgenerazione nucleare nelle aree industriali.
La proposta punta, secondo Confindustria, a ridurre le emissioni di anidride carbonica, aumentare l’autonomia energetica e garantire nel tempo costi più competitivi alle aziende manifatturiere. Nel breve periodo, l’associazione sollecita maggiori risorse per efficienza energetica, autoproduzione da fonti rinnovabili e tecnologie a basse emissioni.
Viene inoltre chiesta una revisione della legge regionale sulle aree idonee all’installazione degli impianti rinnovabili, con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che rallentano la realizzazione dei nuovi progetti.
Intelligenza artificiale e nuovi mercati per le PMI
Confindustria regionale considera prioritaria la diffusione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di analisi dei dati nelle piccole e medie imprese. Le azioni indicate comprendono la digitalizzazione delle filiere, lo sviluppo dell’interoperabilità tra aziende e un accesso più diretto alle competenze presenti nelle università e nei centri di ricerca dell’Emilia-Romagna.
Per rafforzare la presenza internazionale delle PMI, Fava ha proposto di indirizzare gli interventi regionali verso mercati ad alto potenziale e meno esposti alle tensioni commerciali, citando in particolare India e Paesi del Mercosur.
L’indagine ha analizzato anche gli effetti delle politiche commerciali statunitensi. Nel 2026 le aziende regionali percepiscono con maggiore intensità i rischi legati ai dazi e stanno rispondendo con la diversificazione dei mercati, il miglioramento dell’efficienza produttiva e il rafforzamento della qualità dei prodotti. L’aumento dei prezzi di vendita rappresenta l’effetto più rilevante: diverse imprese hanno assorbito parte dei costi riducendo i margini, mentre altre li hanno trasferiti sui clienti finali, esponendosi al rischio di perdere competitività.
Aureli e Parenti nominati vicepresidenti
Durante l’incontro sono stati presentati anche i due vicepresidenti che affiancheranno Fava. Enrico Aureli seguirà manifattura del futuro, intelligenza artificiale, digitale, aerospazio, nautica e automotive. Presidente di Scm Group e amministratore delegato di Aetna Group, Aureli guida anche Acimall, l’associazione dei costruttori italiani di tecnologie per l’industria del mobile e del legno.
Nicola Parenti avrà invece le deleghe a energia, sviluppo sostenibile, infrastrutture, trasporti e logistica. Presidente di Confindustria Piacenza e amministratore delegato di Paver Costruzioni, è inoltre fondatore e socio di imprese attive nei rivestimenti tecnologici.
Il quadro economico regionale accompagna una previsione di crescita del Pil dello 0,8% nel 2026, dopo il +0,5% registrato nel 2025. Agricoltura e costruzioni dovrebbero segnare gli incrementi più consistenti, mentre industria e servizi sono attesi in moderata ripresa. Nel 2025 l’Emilia-Romagna ha esportato beni e servizi per 84,2 miliardi di euro, mantenendo il secondo posto nazionale dopo la Lombardia con una quota pari al 13,1% dell’export italiano.
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