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Epatite C, Emilia-Romagna oltre il 50% di copertura: lo screening diventa modello nazionale

14/04/2026

Epatite C, Emilia-Romagna oltre il 50% di copertura: lo screening diventa modello nazionale

Un risultato che segna un punto di svolta nella prevenzione sanitaria regionale: l’Emilia-Romagna supera per la prima volta il 50% di copertura nello screening per l’epatite C, confermandosi anche nel 2025 la realtà più avanzata a livello nazionale. Il dato, tutt’altro che formale, racconta un percorso costruito nel tempo e sostenuto da un’organizzazione capillare che ha permesso di ampliare progressivamente l’adesione dei cittadini.

Dal 2022, anno di avvio del programma, fino al 31 dicembre 2025, quasi 700 mila persone hanno effettuato il test. Una crescita costante, passata dal 17,7% iniziale al 50,1%, con un incremento particolarmente significativo nell’ultimo anno. Numeri che riflettono una strategia precisa: rendere lo screening accessibile, semplice e integrato nella quotidianità dei servizi sanitari.

Accesso semplificato e diagnosi precoce: i punti di forza

Alla base di questi risultati c’è un modello organizzativo che ha puntato sulla riduzione delle barriere. Il test è gratuito e può essere eseguito senza prescrizione medica, anche contestualmente ad altri esami del sangue. Una modalità che ha inciso in modo concreto sulla partecipazione, consentendo di intercettare persone inconsapevoli di aver contratto il virus.

L’efficacia del sistema emerge anche dai dati clinici: su oltre 699.000 cittadini sottoposti a screening, sono stati individuati 1.597 casi positivi confermati. Di questi, la quasi totalità è stata presa in carico dai centri specialistici e oltre 1.200 pazienti hanno già avviato il percorso terapeutico. Un passaggio determinante, perché l’epatite C, se diagnosticata in tempo, è oggi curabile con trattamenti efficaci e ben tollerati.

Determinante si è rivelata anche la modalità di coinvolgimento dei cittadini, attraverso inviti diretti via sms o tramite Fascicolo sanitario elettronico. Un sistema proattivo che ha richiesto formazione specifica degli operatori e una forte integrazione tra i diversi nodi della rete sanitaria, dai Cup ai punti prelievo.

Un obiettivo sanitario che guarda al 2030

Lo screening si rivolge a tre categorie definite a livello ministeriale: cittadini nati tra il 1969 e il 1989, persone seguite dai servizi per le dipendenze e popolazione detenuta. Proprio in questi gruppi si registrano percentuali di copertura significative, con punte che superano il 65% negli istituti penitenziari, a conferma dell’efficacia delle strategie mirate.

Nel complesso, la platea dei destinatari in Emilia-Romagna supera 1,39 milioni di persone. Raggiungerne oltre la metà in pochi anni rappresenta un traguardo rilevante, ma anche una base su cui costruire ulteriori progressi. L’obiettivo indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità resta ambizioso: eliminare l’epatite C come minaccia per la salute pubblica entro il 2030.

La Regione, che ha assunto un ruolo di riferimento anche a livello nazionale, è capofila di un progetto promosso dall’Istituto superiore di sanità per migliorare ulteriormente il collegamento tra diagnosi e trattamento. Un lavoro che coinvolge più territori e che punta a rendere sempre più efficace l’intercettazione dei casi e la presa in carico dei pazienti.

Il bilancio di questi anni sarà al centro di un confronto pubblico tra istituzioni e professionisti sanitari, occasione utile per analizzare criticità e buone pratiche. Perché, oltre ai numeri, è la qualità del percorso a determinare la reale efficacia di una politica sanitaria che, in questo caso, ha già dimostrato di poter incidere in modo concreto sulla salute collettiva.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.