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Reggio Emilia apre il confronto su scuola e comunità: due giornate per ripensare l’educazione sul territorio

15/04/2026

Reggio Emilia apre il confronto su scuola e comunità: due giornate per ripensare l’educazione sul territorio

C’è un punto, nel dibattito educativo contemporaneo, in cui la scuola smette di coincidere soltanto con l’edificio che la ospita e torna a essere, in senso pieno, un fatto civile. È da qui che prende forma “Scuola, Comunità, Territorio”, la due giorni promossa dal Comune di Reggio Emilia insieme a Fondazione E35, UNIMORE e Fondazione Reggio Children, pensata come spazio di confronto pubblico su modelli educativi, bisogni delle famiglie e nuove forme di alleanza tra istituzioni scolastiche e contesto urbano.

L’iniziativa nasce dall’incontro tra due percorsi già avviati e oggi messi in dialogo dentro una cornice comune. Da una parte c’è Widespread School, progetto europeo che ha indagato in quattro città modelli di educazione diffusa; dall’altra Scuole Aperte, percorso che nel territorio reggiano punta a sperimentare una comunità educante più ampia, capace di coinvolgere scuola, famiglie, enti locali e realtà sociali. Il valore dell’appuntamento sta proprio in questa convergenza: non un semplice calendario di incontri, ma un tentativo di costruire una riflessione operativa su come l’educazione possa abitare in modo più organico la città e le sue relazioni.

Due appuntamenti per riflettere su un’idea più ampia di scuola

I lavori si apriranno venerdì 17 aprile alle 15.30 nell’Aula Artigianelli di Palazzo Baroni, ex Seminario Vescovile, in viale Timavo 93, con il convegno “Fare scuola oltre la scuola”. Al centro dell’incontro ci sarà il tema dell’educazione diffusa, una pratica che ha trovato nuova forza a partire dall’esperienza maturata durante la pandemia e che il Servizio Officina Educativa ha progressivamente sviluppato anche nell’ambito del progetto europeo finanziato dal programma Erasmus+.

Il punto non riguarda soltanto l’uscita fisica dalle aule, ma una diversa idea di apprendimento, capace di riconoscere nello spazio urbano, nei servizi culturali, nei luoghi della socialità e nelle reti territoriali una parte attiva del processo educativo. In questo quadro, la scuola non perde centralità; semmai la ridefinisce, aprendosi a linguaggi, contesti e relazioni che possono rafforzare l’esperienza formativa e renderla più aderente alla complessità del presente.

La seconda giornata, in programma sabato 18 aprile dalle 9.30 al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, segnerà invece il lancio ufficiale di Scuole Aperte a Reggio Emilia, promosso in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Bando Partecipazione 2025 e del bando dedicato proprio alle scuole aperte. Qui il baricentro del confronto si sposterà sul territorio reggiano e sulla possibilità di immaginare un nuovo format educativo costruito a partire dalla vita concreta delle famiglie.

Famiglie, tempi di vita e nuovi bisogni educativi

La domanda da cui prende avvio questa seconda parte del percorso è molto netta: come sono organizzate oggi le famiglie reggiane con figli alla scuola primaria e secondaria di primo grado, e quali bisogni esprimono rispetto ai tempi di vita, di lavoro e di cura? È una questione che tocca in profondità il funzionamento quotidiano della città, perché investe il rapporto tra orari scolastici, organizzazione familiare, servizi, opportunità educative e conciliazione dei tempi.

Per affrontarla con strumenti adeguati, il Comune di Reggio Emilia ha affidato al Dipartimento di Comunicazione ed economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia un’indagine dedicata proprio ai bisogni delle famiglie, alle criticità nell’organizzazione della vita quotidiana e alle aspettative rispetto a nuovi servizi e nuovi modelli di offerta educativa. I risultati dello studio saranno presentati integralmente nella mattinata di sabato, offrendo così una base conoscitiva concreta per orientare il confronto e, soprattutto, per evitare che il tema delle comunità educanti resti confinato in una dimensione puramente teorica.

È questo uno degli elementi più interessanti dell’iniziativa reggiana: il tentativo di tenere insieme elaborazione culturale e lettura puntuale della realtà. La scuola aperta al territorio, infatti, non può essere soltanto uno slogan efficace; richiede una comprensione precisa dei bisogni sociali, delle risorse disponibili, delle fragilità che attraversano le famiglie e delle possibilità di cooperazione tra soggetti diversi. Richiede, soprattutto, una visione che riconosca l’educazione come responsabilità condivisa.

Nel contesto di Reggio Emilia, città che da tempo occupa un posto riconoscibile nel panorama pedagogico nazionale e internazionale, questa due giorni si inserisce dentro una traiettoria coerente. L’obiettivo non sembra essere quello di aggiungere un nuovo progetto all’elenco delle sperimentazioni, ma di rafforzare un metodo: mettere in relazione scuola, istituzioni, ricerca universitaria e territorio per costruire risposte più aderenti alla vita reale delle persone. Ed è proprio in questa capacità di ascolto, analisi e progettazione comune che il titolo dell’iniziativa trova il suo significato più compiuto.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.