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Minori stranieri non accompagnati, in Emilia-Romagna nuovi percorsi per costruire autonomia e lavoro

15/04/2026

Minori stranieri non accompagnati, in Emilia-Romagna nuovi percorsi per costruire autonomia e lavoro

L’inclusione, quando si traduce in politiche pubbliche ben disegnate, smette di essere una formula astratta e diventa una possibilità concreta di futuro. È dentro questa cornice che si colloca il nuovo intervento della Regione Emilia-Romagna a sostegno dei minori stranieri non accompagnati, con l’approvazione di ulteriori percorsi personalizzati di istruzione e formazione professionale nei territori di Parma, Rimini, Reggio Emilia, Ravenna e Modena. Un’azione che consolida una linea di investimento già avviata e che punta a offrire a ragazze e ragazzi arrivati in Italia senza riferimenti familiari strumenti reali per costruire autonomia, competenze e accesso al lavoro.

Le nuove misure sono finanziate con 758.251 euro provenienti dal Programma Fse+ 2021/2027 e si inseriscono in una cornice più ampia da 3 milioni di euro. Non si tratta di un intervento isolato, ma di un tassello ulteriore dentro una strategia regionale che riconosce nella formazione uno snodo decisivo per evitare marginalità, dipendenza e percorsi di esclusione sociale. Al centro ci sono giovani prossimi alla maggiore età, una fase delicata in cui il rischio di restare senza orientamento e senza opportunità si fa particolarmente alto.

Percorsi personalizzati per accompagnare la transizione all’età adulta

I progetti selezionati nell’ambito dell’Avviso pubblico “a sportello”, aperto fino al 19 gennaio 2027, offriranno a 98 minori che abbiano compiuto o stiano per compiere 17 anni un percorso costruito attorno a bisogni precisi e obiettivi concreti. L’impianto degli interventi mette insieme apprendimento della lingua italiana, orientamento e qualificazione professionale, con l’intento di rendere effettivo l’accesso all’offerta di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) garantita dagli enti accreditati.

Nel dettaglio, si tratta di cinque interventi presentati tra il 14 gennaio e il 25 marzo 2026, pensati per sostenere una piena partecipazione formativa da parte dei minori stranieri non accompagnati. Il valore aggiunto di questi programmi sta proprio nella loro impostazione personalizzata: non un modello standard uguale per tutti, ma percorsi adattati alle condizioni di partenza, al livello linguistico, alle fragilità individuali e alle potenzialità professionali di ciascun ragazzo.

La Regione insiste così su un principio preciso: l’accoglienza non può esaurirsi nella sola risposta emergenziale, ma deve tradursi in un investimento strutturato sulla possibilità di diventare adulti autonomi. La scuola e la formazione, in questa prospettiva, non svolgono una funzione accessoria; diventano il luogo in cui si costruiscono competenze, consapevolezza e condizioni minime di cittadinanza sociale.

I numeri dell’intervento e i risultati già ottenuti

Il nuovo stanziamento porta a oltre 900mila euro l’investimento già approvato nel solo 2026, consentendo a 122 minori di accedere a percorsi formativi personalizzati. È un dato che acquista ancora più rilievo se collocato nel quadro complessivo delle risorse attivate dalla Regione: dal 2023 a oggi sono stati destinati oltre 6,5 milioni di euro per garantire opportunità educative e professionali ai minori stranieri non accompagnati.

I risultati, sul piano operativo, mostrano una traiettoria già ben definita. Nel corso del triennio 710 ragazzi hanno concluso il proprio percorso formativo e quasi l’80% di coloro che lo hanno terminato nel 2023 e nel 2024 ha successivamente attivato un contratto di lavoro, un tirocinio oppure un ulteriore percorso di formazione. È un indicatore che restituisce la misura di un sistema capace non soltanto di accogliere, ma di accompagnare verso una collocazione concreta nel tessuto economico e sociale.

Tra le qualifiche più frequenti compaiono quelle di operatore meccanico, operatore degli impianti termo-idraulici, operatore della ristorazione e operatore edile alle strutture. Quanto alle forme contrattuali più diffuse, prevalgono il tempo determinato e l’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, che insieme rappresentano l’85% dei rapporti di lavoro rilevati.

Nelle parole del vicepresidente della Regione con delega alla Formazione, Vincenzo Colla, e dell’assessora regionale al Welfare e Scuola, Isabella Conti, emerge con chiarezza l’impostazione politica dell’intervento: offrire a questi giovani percorsi capaci di promuovere responsabilità, emancipazione e dignità, evitando che finiscano ai margini delle comunità. Il punto, più ancora che amministrativo, è culturale: riconoscere che l’autonomia si costruisce con strumenti pubblici efficaci, reti territoriali solide e una cooperazione stabile tra enti di formazione, Comuni, servizi socio-assistenziali e imprese.

È proprio questa alleanza tra istituzioni e territori a dare consistenza al modello emiliano-romagnolo. Perché dietro i numeri, i finanziamenti e i bandi, resta una scelta di fondo: considerare la formazione non come un passaggio tecnico, ma come il primo vero spazio in cui un minore arrivato da solo può smettere di essere soltanto una condizione fragile e iniziare a diventare una persona con un percorso, una competenza e una prospettiva riconoscibile.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.