Omar Yaghi all’Alma Mater: chimica contro clima e scarsità d’acqua
03/06/2026
Il Premio Nobel per la Chimica 2025 Omar Yaghi è stato oggi all’Università di Bologna per una giornata dedicata alle nuove frontiere della chimica e al loro impatto sulle grandi sfide globali: crisi climatica, energia, scarsità di risorse e accesso all’acqua. All’Alma Mater, il chimico ha incontrato studenti, ricercatori e docenti, portando al centro del confronto il ruolo della scienza come strumento condiviso per costruire un pianeta più sostenibile.
La lecture agli studenti e il messaggio sulla scienza globale
Durante la sua visita, Yaghi ha tenuto una lecture dal titolo “A Global Mind for Discovery”, rivolta a studentesse e studenti delle scuole superiori. Nel suo intervento ha insistito sulla dimensione universale della ricerca, descrivendo la scienza come uno sforzo umano comune, capace di superare confini, ricchezza e nazionalità.
“La scienza è uno sforzo umano condiviso, che supera confini, ricchezza e nazionalità. Conoscenza da scoprire con il mondo e per il mondo”, ha dichiarato il professor Yaghi. Una visione che, nelle sue parole, non riguarda soltanto la produzione di nuove scoperte, ma anche la possibilità per paesi e comunità diverse di definire problemi, generare conoscenza, usare la tecnologia e beneficiare dell’innovazione.
Il tema dell’accesso equo alla ricerca ha attraversato l’intera giornata bolognese. Per Yaghi, avere una “mente globale” significa porsi domande che contano per la collettività, lavorare con persone di culture e discipline differenti e valutare le conseguenze del proprio lavoro su clima, salute, disuguaglianze, etica e futuro delle comunità.
Dalle “spugne molecolari” alla cattura del carbonio
Figura di riferimento della chimica contemporanea, Omar Yaghi è considerato il fondatore della chimica reticolare, un approccio che consente di progettare materiali cristallini con altissima precisione su scala nanometrica. Tra questi materiali ci sono i MOFs, Metal-Organic Frameworks, strutture porose definite spesso “spugne molecolari” per la loro capacità di catturare, trattenere e rilasciare molecole.
Le applicazioni di questi materiali riguardano alcune delle emergenze più complesse del presente. I MOFs possono contribuire alla cattura e all’immagazzinamento dei gas serra, una delle frontiere più promettenti nella lotta al cambiamento climatico. Possono inoltre essere utilizzati per estrarre acqua potabile dall’aria, anche in aree aride del pianeta, aprendo prospettive concrete per l’accesso a una risorsa essenziale.
In questo campo, la chimica di precisione diventa una leva scientifica con effetti diretti sulla vita delle persone. Non si tratta solo di ricerca di laboratorio: le tecnologie sviluppate a partire da questi materiali possono incidere su energia, ambiente, salute pubblica e gestione delle risorse, soprattutto nei contesti più esposti agli effetti della crisi climatica.
Il workshop sulla chimica per un pianeta sostenibile
La giornata all’Alma Mater ha previsto anche un incontro con la comunità scientifica nel workshop “Precision Chemistry for a Sustainable Planet”, dedicato al ruolo della chimica di precisione nei settori dell’acqua, dell’energia e del clima. L’iniziativa è stata organizzata dai Dipartimenti di Chimica Industriale “Toso Montanari”, Chimica “Giacomo Ciamician”, Farmacia e Biotecnologie, Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari.
Per l’Università di Bologna, la presenza di Yaghi rappresenta un segnale del legame tra ricerca avanzata e sostenibilità. “La presenza del professor Yaghi conferma l’impegno dell’Alma Mater nella ricerca internazionale avanzata per lo sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Alberto Credi, professore di Chimica e già prorettore dell’Ateneo.
Il confronto ha messo in relazione discipline diverse e competenze complementari, in linea con la traiettoria scientifica di Yaghi: costruire conoscenza attraverso reti internazionali, formare nuove generazioni di ricercatori e tradurre le scoperte in strumenti utili per affrontare problemi globali.
Dalla Giordania a Berkeley, una carriera internazionale
Il percorso personale e scientifico di Omar Yaghi è segnato da una forte dimensione internazionale. Nato in Giordania da una famiglia di rifugiati palestinesi e cresciuto in un campo profughi ad Amman, si è trasferito negli Stati Uniti a 15 anni. Oggi è professore alla University of California, Berkeley ed è considerato uno dei chimici più citati al mondo.
Nel 2025 ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica insieme a Susumu Kitagawa e Richard Robson. Dirige inoltre il Berkeley Global Science Institute, impegnato nella creazione di centri di ricerca nei Paesi in via di sviluppo e nella formazione di nuovi talenti scientifici a livello globale.
Il rapporto con l’Italia è stato rafforzato dal Premio Balzan 2024, consegnato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e dall’elezione a socio straniero dell’Accademia Nazionale dei Lincei nel 2025. La tappa bolognese conferma questo legame e porta dentro l’Alma Mater una riflessione ampia sul futuro della scienza: non soltanto scoperta, ma responsabilità, accesso e capacità di generare benefici condivisi.
Articolo Precedente
Cinema in Emilia-Romagna, 600mila euro per sale e cultura
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to